Vai al contenuto principale

Menù dei canali di comunicazione

Acquisto online da canali non autorizzati: occorre una maggiore consapevolezza del rischio

23/05/2016

Foto Conferenza Fakeshare IIAIFA presenta iniziativa di comunicazione nell’ambito del progetto europeo Fakeshare

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha presentato oggi a Roma la Campagna di comunicazione realizzata nell’ambito di Fakeshare, un progetto europeo di cooperazione e intelligence per il contrasto alla vendita online di medicinali illegali o contraffatti attraverso farmacie web o rivenditori non autorizzati.

Il denominatore comune tra coloro che si rivolgono al web per acquistare farmaci - per la perdita di peso, per il miglioramento delle performance sessuali e sportive o per i cosiddetti prodotti “miracolosi” - è di fatto la scarsa percezione del rischio. Proprio su questa errata percezione diviene indispensabile intervenire.

La percezione dei rischi legati all’acquisto online di medicinali da fonti non sicure come i siti Internet non autorizzati è ancora largamente insufficiente nel nostro Paese - afferma il Direttore Generale AIFA, Luca Pani - Lo dimostrano casi recenti come quello della morte di un giovane culturista di Foggia, dovuta, secondo le prime ricostruzioni, all’assunzione di una sostanza anabolizzante illegale. Ma esistono molti altri casi di effetti collaterali letali, riconducibili a farmaci acquistati da canali illegali. Nel nostro Paese, inoltre, la recente regolamentazione della vendita online di medicinali senza obbligo di prescrizione, rappresenta un cambiamento significativo, che istituzioni come Ministero della Salute e AIFA hanno il dovere di accompagnare, attraverso iniziative educative e di sensibilizzazione come questa. Preziosa è anche la collaborazione con i Carabinieri del NAS per le azioni di contrasto al crimine farmaceutico”.

Da una ricerca realizzata da AIFA e Sapienza – afferma Il Direttore dell’Ufficio Qualità dei Prodotti e Contraffazione AIFA, Domenico Di Giorgio – è emerso che la percentuale di persone che si dichiarano favorevoli all’acquisto di farmaci attraverso canali Internet è elevata (40,74%). Si tratta di un dato su cui riflettere, specie se consideriamo che solo lo 0,6% dell’offerta di farmaci sul web è legale. L’iniziativa ideata e realizzata da AIFA, in collaborazione con le Agenzie regolatorie (Spagna e Portogallo) che aderiscono ai progetti europei Fakeshare finanziati dalla Commissione Europea, si propone di modificare questa percezione distorta e quindi i comportamenti di chi acquista su internet senza avere consapevolezza dei rischi”.

La campagna di comunicazione e sensibilizzazione presentata oggi punta a raggiungere una platea il più possibile ampia di pubblico, attraverso la collaborazione di tutti i soggetti interessati: medici, farmacisti, associazioni di pazienti e di consumatori. I messaggi sono stati sviluppati partendo da casi reali, secondo un approccio “science based”, e sono confluiti in un video che sarà diffuso attraverso il web e che potrà essere condiviso da chi vorrà sostenere la campagna.

Nel corso della presentazione, cui è intervenuto il Tenente Colonnello del Comando Carabinieri T.S. NAS, Erasmo Fontana, sono stati presentati i risultati della survey condotta in Italia nel 2015 per indagare le variabili psicologiche e socio-demografiche che inducono all’acquisto di farmaci online. L’indagine è stata realizzata su un campione di 1000 internauti, stratificato secondo le variabili dell’età, dell’area geografica di residenza e del genere.

Un’ampia maggioranza del campione (73,67%) afferma di essere consapevole della diffusa abitudine di acquistare farmaci online e di esserne venuto a conoscenza principalmente attraverso i canali web.
Una percentuale significativa giudica positivamente l’acquisto di farmaci online (40,74%), anche se l’acquisto effettivo si rivela una pratica non abituale.

Le categorie terapeutiche più comuni dichiarate dagli intervistati sono i farmaci per la perdita di peso (27,57%) e per l’influenza (27,57%), mentre i farmaci per la disfunzione erettile rappresentano l’11,3%, un dato ragionevolmente sottostimato per via dell’imbarazzo sociale che spesso accompagna l’acquisto di questo genere di medicinali.

Vai al contenuto principale Vai all'inizio della pagina