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Epatite cronica C: avviati al trattamento oltre 102 mila pazienti. Il commento del DG AIFA Melazzini

Comunicato stampa 553

20/11/2017

Alla data del 20 novembre 2017 sono 102.240 i pazienti che risultano avviati ad almeno un trattamento contro il virus dell’Epatite cronica C, secondo i dati del Registro di monitoraggio dell’AIFA resi pubblici e aggiornati come ogni settimana sul sito dell’Agenzia.

“E’ una notizia positiva – commenta il Direttore Generale dell’AIFA Mario Melazzini in un breve videomessaggio lanciato sui canali social dell’Agenzia – perché parliamo di oltre 100 mila pazienti che finalmente potranno guarire dalla malattia o che già l’hanno sconfitta.”

“Vedremo crescere rapidamente questi numeri – continua il DG Melazzini – grazie ai nuovi criteri di trattamento, fortemente voluti da Aifa, e sposati dalle Regioni, che stanno producendo grandi sforzi per dare ai pazienti il farmaco giusto nei tempi più rapidi. Oggi sono 8 le terapie disponibili, totalmente rimborsabili grazie ai 500 milioni del Fondo farmaci innovativi istituito dal Ministro Lorenzin. Nei mesi scorsi abbiamo chiesto una svolta che imponesse per questi farmaci un prezzo etico. Credo il messaggio sia stato colto, la strada quella giusta, e tutto a beneficio del paziente e della sostenibilità del sistema sanitario nazionale”.

“Dal 2015 ad oggi l’incremento dei pazienti trattati è stato sempre maggiore: decisiva è stata la modifica ai criteri di accesso alle terapie, avvenuta lo scorso mese di marzo. Non più criteri di rimborsabilità ma di trattamento, che hanno consentito a tutti i malati di poter essere arruolati dai centri prescrittori e avviati alle cure secondo priorità.”

“L’obiettivo di eliminazione della malattia, indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2030, non sembra più così lontano – conclude Melazzini - come confermano anche i dati del recente World Hepatitis Summit tenutosi poche settimane fa in Brasile. Sarà importante continuare l’attività di informazione per favorire la prevenzione e lo screening della malattia e allo stesso tempo richiamare tutti gli attori al senso di responsabilità necessario a continuare a garantire la sostenibilità di queste cure salvavita per un numero sempre più ampio di persone.”

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