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JAMA. Studio sul rischio di ematoma subdurale associato all’uso di farmaci antitrombotici

Pillole dal Mondo n. 1173

13/03/2017

L’incidenza degli ematomi subdurali, segnalata per essere in aumento, è associata ad un utilizzo crescente di farmaci antitrombotici. È quanto dimostrato da David Gaist del dipartimento di neurologia dell’Università di Odense e dagli altri autori di uno studio pubblicato su JAMA.

L’ematoma subdurale, un’emorragia intracranica localizzata sotto la membrana durale e al di sopra della superficie del cervello, può essere classificata in due categorie, entrambe di origine generalmente traumatica: ematoma subdurale acuto e ematoma subacuto o cronico. L’ematoma subdurale acuto è più frequentemente associato a gravi traumi e di solito diventa clinicamente evidente entro le 72 ore seguenti, mentre la forma cronica è in genere rilevata settimane o mesi dopo un trauma relativamente modesto, come le cadute che di solito colpiscono le persone anziane. A partire dagli anni ‘80, precedenti studi hanno rivelato un aumento dell’incidenza di questa patologia, sia in Europa che negli Stati Uniti, mentre per il futuro si prevede un ulteriore incremento a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Sebbene l’uso di farmaci antitrombotici fosse da tempo riconosciuto come un fattore di rischio, gli studi condotti in precedenza si erano basati solo su pazienti con ematoma subdurale, senza far riferimento a nessun gruppo di confronto o focalizzandosi esclusivamente su pazienti trattati con un anticoagulante.

In questo studio, le analisi caso-controllo e descrittive sono state effettuate basandosi sui dati relativi alla popolazione nazionale e regionale in Danimarca. Gli autori hanno fatto riferimento, nello specifico, a 10.010 casi di ematoma subdurale su un campione complessivo di 40.0380 controlli, assumendo come periodo di riferimento gli anni dal 2000 al 2015. L’obiettivo dello studio è stato dunque quello di fornire stime aggiornate circa il rischio di ematoma subdurale associato all’uso di farmaci antitrombotici, analizzando le tendenze prescrittive più recenti.

Dei 10.010 casi di ematoma subdurale considerati, 3.462 riguardavano donne (34,6%) e l’età media era di 69,2 anni. L’assunzione di farmaci antitrombotici, complessivamente, è stata riscontrata nel 47,3% dei casi, mentre la mortalità a 30 giorni si è verificata nel 16,1% dei pazienti. Tra i casi di ematoma subdurale sono state osservate, per alcuni disturbi, frequenze più elevate di comorbilità, in particolare per quanto riguarda le malattie indicative di un’assunzione elevata di alcol (17,6% dei casi vs 4,6% dei controlli), l’ipertensione (54,0% vs 46,3%), ictus (14,2% vs 6,8%), epilessia (6,6% vs 1,8%), demenza (5,8% vs 2,7%), insufficienza renale cronica (2,9% vs 1,5%), malattia epatica cronica (2,6%vs 1,0%) e coagulopatia (0,5% vs 0.2%).

Il rischio di ematoma subdurale risulta significativo se associato all’uso di farmaci antitrombotici, in particolare un antagonista della vitamina K (VKA) (odds ratio 3,69). Le probabilità più alte, maggiori nelle donne che negli uomini e soprattutto tra i pazienti più anziani, sono state associate all’uso combinato di un VKA e un farmaco antiaggregante. Il rischio di ematoma subdurale associato al concomitante uso di farmaci antitrombotici è infatti variabile tra i diversi regimi: basso con l’uso concomitante di aspirina a basso dosaggio e dipiridamolo, moderato nel caso di clopidogrel e un anticoagulante orale diretto, elevato quando un VKA è assunto in concomitanza con un farmaco antiaggregante. Il maggior ricorso a questi farmaci è stato correlato all’aumento dell’incidenza degli ematomi subdurali, da 10,9 casi su 100.000 persone nel 2000 a 19,0 nel 2015.

L’ematoma subdurale, inoltre, nel caso di utilizzo di tali medicinali si è rivelato più frequentemente fatale.  Gli autori, infine, nel periodo studiato, hanno riscontrato una crescita dell’incidenza dell’ematoma subdurale, in particolare tra i pazienti di età compresa tra i 75 e gli 89 anni.

Leggi lo studio su JAMA

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