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Infezioni e antibiotico-resistenza: nuovi terreni di ricerca e strumenti per la prevenzione e il controllo

La battaglia globale contro le infezioni da batteri resistenti agli antibiotici richiede strategie comuni e iniziative integrate che mirino non solo a a correggere i comportamenti impropri nell’utilizzo degli antibiotici (vedi la Campagna AIFA 2014 sul corretto uso degli antibiotici "Senza regole gli Antibiotici non funzionano"), ma anche a prevenire e ridurre l’incidenza delle infezioni evitabili, come molte di quelle correlate all’assistenza (in Europa, ogni anno, si ammala per infezioni correlate all’assistenza sanitaria tra l’8 e il 10% dei pazienti ricoverati in ospedale1), e a sviluppare e rendere disponibili terapie innovative e sempre più personalizzate.

Sul fronte della ricerca, si stanno affacciando nuovi approcci focalizzati al contrasto dei batteri più resistenti, che comprendono prodotti di sintesi chimica o naturali diretti a specifici meccanismi di resistenza. Nel recente congresso annuale dell’European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ESCMID),che si è svolto a Copenhagen, è emerso che un terreno comune di interesse per le aziende interessate allo sviluppo di farmaci in grado di vincere la resistenza microbica sembra essere quello degli antibiotici a spettro molto ristretto e per specifici patogeni, in quanto si ritiene promettente sfruttare le differenze specifiche nella fisiologia e nei meccanismi di virulenza per lo sviluppo di trattamenti sempre più personalizzati.

Sul fronte della prevenzione e del controllo delle infezioni, in particolare nell’ambito delle infezioni correlate all’assistenza, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (ECDC), che di recente ha fornito un quadro aggiornato del fenomeno per l’Europa con la pubblicazione dell’Annual epidemiological report - Antimicrobial resistance and healthcare-associated infections (2014), ha elaborato nuovi protocolli per la sorveglianza.

La Rete europea di sorveglianza delle infezioni associate all’assistenza (Healthcare-associated Infections Surveillance Network, Hai-Net), coordinata dall’ECDC, ha appena pubblicato il suo primo Protocollo per la sorveglianza delle infezioni da Clostridium difficile (CDI) in Europa, che è stato sperimentato in 14 Paesi europei nel 2013 (progetto ECDIS-Net).

Il protocollo prevede tre opzioni:

  • un’opzione di sorveglianza “minima” per la raccolta di dati aggregati di numeratore e denominatore a livello di struttura ospedaliera;
  • un’opzione di sorveglianza “light” per la raccolta di dati addizionali basati sui casi di CDI nelle strutture ospedaliere;
  • un’opzione di sorveglianza “potenziata” per la raccolta di alcune caratteristiche addizionali di dati basati su singoli casi e di dati microbiologici dettagliati (test di tipizzazione e di suscettibilità) su un massimo di 10 pazienti per periodo di sorveglianza.

Gli obiettivi della sorveglianza sono:

  • stimare l’incidenza e valutare gli oneri delle CDI nelle strutture ospedaliere per acuti in Europa;
  • fornire alle strutture che partecipano uno strumento standardizzato per misurare e confrontare i propri tassi di incidenza con quelli osservati nelle altre strutture partecipanti;
  • valutare gli effetti avversi delle CDI incluso la morte;
  • descrivere l’epidemiologica del Clostridium difficile a livello locale, nazionale ed europeo, in termini di fattori quali la suscettibilità agli antibiotici, il ribotipo PCR, la presenza delle tossine A, B e binaria del Clostridium difficile, la morbidità e la mortalità dell’infezione e la presenza di tipi nuovi/emergenti.

Il protocollo prescrive la metodologia e fornisce gli strumenti di raccolta dei dati richiesti per raggiungere gli obiettivi della sorveglianza. Da maggio a settembre 2015 si svolgerà inoltre uno studio pilota del nuovo protocollo per la sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza e degli indicatori di prevenzione (ad esempio il consumo di prodotti per le mani a base di alcol).

Intanto l’FDA ha aperto alla consultazione pubblica una proposta di regolamento per affrontare il problema della carenza di dati di alcuni principi attivi contenuti negli antisettici utilizzati negli ambienti sanitari con l’obiettivo di raccogliere dati addizionali a lungo termine (sicurezza ed efficacia, potenziali effetti ormonali e sviluppo di resistenza batterica) dell’esposizione giornaliera ripetuta di questi prodotti in popolazioni particolari, tra cui il personale sanitario femminile in gravidanza o in allattamento, per le quali l’assorbimento topico dei principi attivi può essere importante.

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1. Dati tratti dal portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica dell’Istituto Superiore di Sanità


Pubblicato il: 08 maggio 2015

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