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Aderenza al trattamento con antiipertensivi nella popolazione anziana. Lo studio del Working group geriatrico dell'AIFA - Aderenza al trattamento con antiipertensivi nella popolazione anziana. Lo studio del Working group geriatrico dell'AIFA

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Aderenza al trattamento con antiipertensivi nella popolazione anziana. Lo studio del Working group geriatrico dell'AIFA

Il Geriatric Working Group dell’AIFA ha fotografato la correttezza delle cure nella popolazione anziana. La ricerca è stata condotta dai componenti dal Working Group, tra i quali Massimo Fini, Direttore scientifico dell’IRCCS San Raffaele Pisana che insieme al dott. Pietro Folino Gallo, Direttore dell’Ufficio Assessment europeo dell’AIFA, ha coordinato il Gruppo di lavoro e dal dott. Graziano Onder, geriatra del Centro di Medicina dell’Invecchiamento dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma, primo autore dello studio.

Il Working Group ha sviluppato un set di indicatori per valutare la qualità della prescrizione farmacologica nella popolazione di ultra sessantacinquenni in Italia. I 13 indicatori individuati, se da un lato non possono sostituire la valutazione clinica delle necessità del singolo paziente, pongono anche una serie di riflessioni importanti sui possibili miglioramenti di qualità nella prescrizione e nell’uso dei farmaci nella popolazione anziana. Tra gli approfondimenti condotti dal Working group anche un focus dedicato all'aderenza al trattamento con antiipertensivi nella popolazione anziana.

Nello studio, si legge, “Tra le numerose classi di farmaci antiipertensivi, gli ACE inibitori e gli antagonisti dell’angiotensina II sono quelle  associate ad una più elevata aderenza. L’aderenza alla terapia non solo riduce il rischio di eventi cardiovascolari (mortalità, ospedalizzazione) ma anche i costi sanitari; di questi sembra che circa un terzo sia imputabile allo switching e/o alla sospensione della terapia. In letteratura esistono numerose discrepanze nel livello di aderenza alla terapia con anti-ipertensivi, dovute alle diverse popolazioni considerate, alla definizione di diversi cut-off di aderenza ed alla lunghezza del follow-up, che spiegano il riscontro di percentuali di aderenza molto ampi, da oltre il 90% al 16% a quattro anni. Considerando che la riduzione de rischio cardiovascolare sembra essere associato più alla riduzione della pressione arteriosa che alla classe farmacologia utilizzata, il concetto di aderenza assume ancor più un valore con ricadute significative sulla salute della popolazione e sui costi del sistema sanitario.

La comorbidità, la presenza di deficit cognitivi e/o sensoriali, la depressione, la scarsità di informazioni così come la politerapia e la complessità dei trattamenti, gli effetti collaterali e la stessa asintomaticità della patologia sono tutti fattori che tendono a ridurre l’aderenza alla terapia antiipertensiva. Queste condizioni sono spesso coesistenti nella popolazione anziana che, contestualmente, è anche quella a maggiore rischio di eventi cardio-vascolari.  

Visto che l’aderenza al trattamento diminuisce con il tempo e particolarmente dopo due anni di trattamento, la lunghezza media del follow-up, inferiore a due anni, potrebbe limitare l’effettiva stima dell’aderenza”.


Pubblicato il: 12 settembre 2013

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