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Meta-analisi esclude effetti avversi cardiovascolari per vareniclina

Una meta-analisi, appena pubblicata sul British Medical Journal (BMJ), ha escluso un rischio più elevato di infarto per le persone che assumono la pillola antifumo vareniclina. Questi risultati sono in contrasto con  uno studio pubblicato lo scorso luglio sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ), dal quale sembrava emergere un aumento del 72% del rischio di gravi eventi avversi cardiovascolari, associato all’assunzione del farmaco rispetto al placebo.   
La revisione dello studio, pubblicata sul BMJ, realizzata da Judith Prochaska e Johan Hilton, ha esaminato i 22 studi randomizzati, controllati e in doppio cieco pubblicati da quando sono state disponibili le informazioni sulla vareniclina nel 2005. I trial hanno coinvolto un totale di 9.232 persone. Il trattamento ha avuto una durata media di tre mesi e i ricercatori hanno seguito i partecipanti per un mese dopo la sospensione del farmaco.    Su 5.431 persone che hanno assunto il farmaco, 34 (pari circa allo 0,63%) hanno riportato un grave problema cardiaco, contro 18 (circa lo 0,47%) nel gruppo di controllo, formato da 3.801 persone. In base ai loro calcoli, le due autrici ritengono che non sia possibile stabilire un’associazione, né dal punto di vista clinico né da quello statistico,  tra uso del farmaco e aumento del rischio di problemi cardiaci.    
Lo studio dello scorso anno, condotto da un team guidato da Sonal Singh, della Johns Hopkins University di Baltimora (Maryland), era anch’esso una meta-analisi, che aveva incluso 14 studi clinici condotti su un totale di 8.216 pazienti, di cui 4.908 avevano assunto vareniclina. Nello studio condotto dall’equipe di Singh gli studi analizzati in 13 casi su 14 avevano escluso dal campione i soggetti con una storia di malattia cardiaca, mentre nel nuovo lavoro pubblicato su BMJ la metà dei trial inclusi avevano coinvolto soggetti con una storia di malattia cardiovascolare e due soggetti affetti da cardiovasculopatia attiva.    
Nella meta-analisi di Singh, tra i soggetti che avevano assunto la vareniclina, 52 (l’1,06%) hanno avuto un grave problema cardiaco come un infarto o un’aritmia contro 27 (lo 0,82%) nei gruppi di controllo.
Tra le due meta-analisi ci sono però alcune differenze fondamentali, tra cui il tempo per il quale i partecipanti sono stati seguiti dopo la sospensione: fino a un anno nella meta-analisi di Singh e collaboratori, un mese in quella appena pubblicata. La scelta di un periodo di follow-up più breve è stata operata consapevolmente in modo da non includere nell’analisi problemi cardiaci non risalenti alla storia passata di fumatori dei pazienti.

Leggi l’articolo originale sul BMJ


Pubblicato il: 14 maggio 2012

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