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Pubblicata la revisione della Dichiarazione di Helsinki sulla sperimentazione umana - Pubblicata la revisione della Dichiarazione di Helsinki sulla sperimentazione umana

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Pubblicata la revisione della Dichiarazione di Helsinki sulla sperimentazione umana

Le linee guida per la sperimentazione clinica aggiornate dalla World Medical Association rafforzano la protezione del paziente e prevedono maggiore trasparenza dei dati.

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha sempre ritenuto fondamentale tutelare la salute e garantire i diritti dei soggetti coinvolti nelle sperimentazioni cliniche. La necessità di un consenso informato e consapevole, la condivisione delle conoscenze che riguardano l’andamento della sperimentazione con i soggetti reclutati, l’uso dei comparatori, la pubblicazione e la diffusione dei risultati dei trials sono questioni etiche che non riguardano solo l’Italia e l’AIFA, ma tutti i Paesi in cui si svolgono le sperimentazioni cliniche, le autorità che ne regolano la conduzione, gli sperimentatori e i soggetti coinvolti.

Per tali ragioni l’Agenzia guarda con interesse la recente revisione della Dichiarazione di Helsinki, che fin dalla sua prima pubblicazione, nel 1964, ad opera dell’Associazione Medica Mondiale (World Medical Association, WMA), rappresenta lo standard mondiale per l'etica nella ricerca sugli esseri umani.

La dichiarazione è utilizzata dai ricercatori, dai finanziatori, dagli organismi di vigilanza etica e dai soggetti partecipanti per valutare se la ricerca clinica sia strutturata su standard etici appropriati. Una notevole eccezione è la decisione della Food and Drug Administration (FDA), che nel 2009 decise di seguire uno standard diverso: una mossa che alcuni hanno ipotizzato possa essere collegata all’indirizzo, contenuto nella Dichiarazione, che prevede l’impiego del miglior trattamento possibile al posto del placebo.

Nel 2009, infatti, l’FDA adottò lo standard GCP (Good Clinical Practice), modellato su un documento sviluppato dai regolatori e dai rappresentanti dell’Industria farmaceutica degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e del Giappone. Sebbene le GCP contemplino la protezione dei soggetti, sono sostanzialmente un manuale su come condurre trial clinici rigorosi, non un documento sui diritti umani.
Le linee guida aggiornate della WMA rafforzano le regole per la protezione dei soggetti coinvolti nelle sperimentazioni e per la trasparenza dei dati dei trial clinici. Secondo il nuovo testo, "anche se lo scopo primario della ricerca medica è quello di generare nuova conoscenza, questo obiettivo non può mai avere la precedenza sui diritti e gli interessi dei soggetti coinvolti nella ricerca.”

La versione aggiornata è stata progettata per essere più facilmente accessibile, raggruppando le raccomandazioni per materia, con sezioni specifiche dedicate al consenso informato, all'uso di placebo e alla conduzione di ricerche sui gruppi vulnerabili.
Per quanto riguarda l’uso di placebo, le linee guida prevedono che occorre estrema cura per evitare l’abuso di questa opzione. “I benefici, i rischi e l'efficacia di un nuovo trattamento – si legge nella Dichiarazione – devono essere testati al confronto con i migliori trattamenti già provati, ad eccezione dei seguenti casi: che non esista nessun trattamento provato; che, per ragioni metodologiche convincenti e scientificamente fondate, l'uso di un qualsiasi trattamento che non sia il migliore provato o l'impiego di placebo sia necessario per determinare l'efficacia o la sicurezza del farmaco in sperimentazione e che, in tal caso, i pazienti non siano assoggettati ad ulteriori rischi di danni gravi o irreversibili conseguenti al mancato ricorso alla migliore terapia”.

La sperimentazione clinica con un gruppo vulnerabile – secondo la Dichiarazione – è giustificata “solo se la ricerca risponde alle esigenze di salute o alle priorità di questo gruppo e non può essere effettuata su un gruppo non vulnerabile. Inoltre, tali soggetti dovrebbero beneficiare delle conoscenze, delle pratiche o dei trattamenti che derivano dalla ricerca”.

Il testo contiene inoltre indirizzi specifici per la registrazione della ricerca e per la pubblicazione e la divulgazione dei risultati. “Ogni studio che coinvolge soggetti umani – si legge nel testo – deve essere registrato in una banca dati accessibile al pubblico prima del reclutamento del primo soggetto. I ricercatori, gli autori, gli sponsor, i redattori e gli editori hanno tutti gli obblighi etici per quanto riguarda la pubblicazione e la divulgazione dei risultati della ricerca. I ricercatori hanno il dovere di rendere accessibili al pubblico i risultati della loro ricerca su soggetti umani e sono responsabili della completezza e dell'accuratezza dei loro report. Devono essere pubblicati o resi disponibili al pubblico tanto i risultati negativi e inconcludenti quanto i risultati positivi. Le fonti di finanziamento, l'appartenenza istituzionale e i conflitti di interesse devono essere dichiarati nella pubblicazione. I rapporti di ricerca non in conformità con i principi di questa Dichiarazione non devono essere accettati per la pubblicazione”.

Per la prima volta, la dichiarazione prevede, tra i “Principi Generali”, che “i partecipanti che subiscono danni nel corso della ricerca vengano ricompensati e che si fornisca loro un trattamento adeguato”. La Dichiarazione richiede inoltre ai ricercatori di condividere i risultati complessivi dello studio con i partecipanti.

Diverse modifiche sono state apportate per tutelare gli interessi dei soggetti reclutati per la ricerca nei paesi poveri di risorse, che sono sempre più utilizzati come siti per la conduzione dei trial clinici. In un “punto di vista” pubblicato su JAMA, il giornale dell’Associazione Medica Americana, Paul Ndebele, del Medical Research Council dello Zimbabwe, afferma che “la dichiarazione rivista affronta alcune delle questioni etiche specifiche per gli studi condotti nei paesi a medio e basso reddito. Richiede, ad esempio, che i ricercatori prevedano l’accesso senza soluzione di continuità ai trattamenti e alle cure efficaci subito dopo il completamento del trial”.

In una video intervista, Heikki Palve, direttore esecutivo dell'Associazione Medica finlandese, afferma che “mettere al primo posto i diritti dei pazienti è fondamentale per garantire il futuro della ricerca clinica, proteggendo la fiducia pubblica nella ricerca”. Ramin W. Parsa - Parsi, dell’Associazione Medica tedesca, che ha partecipato all'intervista, aggiunge: "Crediamo che questo documento rivisto raggiunga un buon equilibrio tra il rafforzamento delle garanzie per i pazienti e la promozione della ricerca di buona qualità."

Ma alcuni ritengono che la dichiarazione rivista si sia spinta troppo in là nella protezione dei pazienti. Un secondo punto di vista su JAMA, di Joseph Millum e colleghi, sostiene che il documento non prevede situazioni in cui potrebbe essere opportuno rinunciare al consenso informato o in cui possa essere dato un consenso molto ampio per l'uso di campioni biomedici. Il “punto di vista” si interroga inoltre se la guida sia troppo restrittiva riguardo l’esposizione dei pazienti al rischio nel contesto della ricerca clinica: "La mancanza di una guida chiara e coerente su quando i rischi netti siano accettabili – afferma Millum – crea confusione inutile e innesca la preoccupazione infondata che tutta la ricerca medica sia intrinsecamente di sfruttamento."
 


Pubblicato il: 22 ottobre 2013

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