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Secondo uno studio due farmaci per la terapia del cancro al rene pari nel prolungare la sopravvivenza

Secondo uno studio pazopanib e sunitinib hanno pari efficacia nel trattamento del tumore renale avanzato, ma il primo presenta effetti collaterali più lievi.

Anche se entrambi i farmaci sono approvati come trattamento di prima linea per il cancro del rene e prolungano la sopravvivenza, pazopanib presenta un vantaggio nel miglioramento della qualità della vita, secondo quanto segnalato dai ricercatori.

I ricercatori hanno concluso che sia pazopanib che sutinib avevano un profilo di sicurezza e un beneficio legato alla sopravvivenza simili, ma pazopanib si sono verificate reazioni avverse di più lieve entità.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (NEJM) e ha riguardato più di 1.100 pazienti assegnati in modo casuale al trattamento con sunitinib e pazopanib.

I ricercatori hanno riscontrato entrambi i farmaci hanno avuto un andamento egualmente efficace nel tempo durante il quale hanno tenuto a bada il cancro e assicurato una sopravvivenza più lunga (circa nove mesi).

La vera differenza è stata osservata negli effetti collaterali. I pazienti trattati con pazopanib hanno riportato meno fatica, meno piaghe sulle mani e sui piedi, e un minor numero di attacchi di una malattia del sangue denominata trombocitopenia, che possono causare sanguinamento, rispetto ai pazienti che assumono sunitinib.

Alcuni pazienti che assumono pazopanib, tuttavia, avevano più alti livelli di un enzima chiamato alanina aminotransferasi - un segno di potenziali danni al fegato - rispetto ai soggetti trattati con sunitinib, hanno fatto notare i ricercatori.

Ma soprattutto, secondo gli autori dello studio, i pazienti che assumono pazopanib hanno valutato la loro qualità di vita migliore rispetto ai pazienti che assumono sunitinib.

Leggi lo studio sul NEJM


Pubblicato il: 12 settembre 2013

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