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The Lancet Oncology: studio su opzione di trattamento per pazienti affetti da tumore all’esofago non operabile - The Lancet Oncology: studio su opzione di trattamento per pazienti affetti da tumore all’esofago non operabile

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The Lancet Oncology: studio su opzione di trattamento per pazienti affetti da tumore all’esofago non operabile

Secondo uno studio di fase II/III, pubblicato su The Lancet Oncology, la chemioradioterapia definitiva con fluorouracile più leucovorina e oxaliplatino (FOLFOX), nei pazienti con un tumore all’esofago inoperabile, è più facile da somministrare, meno tossica e meno costosa rispetto alla chemioterapia con fluorouracile e cisplatino, anche se i due regimi danno risultati analoghi sul fronte della sopravvivenza.
Lo studio PRODIGE5/ACCORD17 aveva come obiettivo primario capire se sostituendo fluoro uracile-cisplatino con il regime FOLFOX come chemioterapia standard si potesse migliorare la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti con un carcinoma esofageo non operabile localizzato.

Il trial, randomizzato, a gruppi paralleli e in aperto, ha coinvolto pazienti al di sopra dei 18 anni, arruolati in 24 centri francesi nell’arco di tempo compreso tra l’ottobre 2004 e l’agosto 2011.
Tutti i partecipanti avevano un carcinoma a cellule squamose, un adenocarcinoma o un carcinoma adenosquamoso dell'esofago in stadio da I a IV bis e non erano ancora stati sottoposti ad alcun trattamento. Inoltre, non erano stati ritenuti idonei per la chirurgia se avevano una malattia potenzialmente non resecabile, comorbidità che precludevano l’intervento chirurgico o non volevano sottoporvisi. L’ECOG performance status andava da 0 a 2 e tutti i pazienti avevano un sufficiente apporto calorico e una funzione renale, epatica ed ematologica adeguata.
La popolazione intention-to-treat è risultata composta da 267 pazienti, di cui 134 assegnati al regime FOLFOX e 133 alla combinazione di fluorouracile e cisplatino. I pazienti trattati effettivamente con i due regimi, e sui quali sono state fatte le analisi di safety, sono stati rispettivamente 131 e 128.

Il regime FOLFOX consisteva in sei cicli di oxaliplatino 85 mg/m2, leucovorina 200 mg/m2, fluorouracile in bolo di 400 mg/m2 e fluorouracile per via infusionale 1600 mg/m2, somministrato nell’arco di 46 ore e i primi tre cicli sono stati somministrati in concomitanza con la radioterapia. Il secondo regime consisteva, invece, in quattro cicli di fluorouracile 1000 mg/m2 al giorno per 4 giorni e cisplatino 75 mg/m2 al giorno 1; due dei cicli sono stati somministrati in concomitanza con la radioterapia. Tutti i partecipanti hanno, inoltre, ricevuto 50 Gy di radioterapia, somministrata in 25 frazioni (cinque a settimana).

I pazienti sono stati seguiti per una mediana di 25,3 mesi.
Lo studio non ha centrato il suo obiettivo primario, in quando il regime FOLFOX non ha dimostrato di ritardare la progressione rispetto alla doppietta di confronto. Infatti, le analisi dei dati non hanno evidenziato alcuna differenza significativa nella PFS mediana nel gruppo trattato con il regime FOLFOX rispetto a quello trattato con fluorouracile più cisplatino (9,7 mesi contro 9,4; P = 0,64 ) e non si è trovata alcuna differenza significativa nemmeno sul fronte della sopravvivenza globale (OS) mediana (20,2 mesi contro 17,5; P = 0,70).
Tuttavia, il numero di decessi dovuti a tossicità è risultato significativamente diverso nei due gruppi: uno solo tra i pazienti trattati con FOLFOX e sei in quelli trattati con fluorouracile più cisplatino (P = 0,066).

L’incidenza degli eventi avversi di grado 3/4 non è risultata significativamente diversa nei due bracci. Tuttavia, nel gruppo trattato con FOLFOX sono risultate più frequenti la parestesia (47% contro 2%), la neuropatia sensoriale (18% contro 1%), gli aumenti dell’aspartato aminotransferasi (11% contro 2%) e dell’alanina aminotransferasi (8% contro 2%), mentre in quello trattato con fluorouracile più cisplatino sono stati più comuni gli aumenti della creatinina sierica (3% contro 12%), le mucositi (27% contro 32%) e l’alopecia (2% contro 9%).
Tuttavia, sebbene la chemioterapia con FOLFOX non ha dimostrato di migliorare la sovravvivenza libera da progressione della malattia rispetto alla chemioterapia con fluorouracile e cisplatino, il trattamento con FOLFOX potrebbe costituire un’opzione di trattamento più conveniente per i pazienti affetti da tumore esofageo localizzato, non operabile.

Leggi l’abstract dello studio su The Lancet Oncology


Pubblicato il: 16 aprile 2014

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