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Antibiotici: un uso prudente e appropriato, unica arma contro le resistenze

Gli antibiotici sono un’arma fondamentale nella lotta contro diversi tipi di infezione, per questo lo sviluppo di “resistenze” da parte dei batteri, che li rendono inefficaci, viene considerata uno dei problemi di salute pubblica più importanti dei prossimi decenni.

La resistenza batterica agli antibiotici è in aumento in tutta Europa, compresa l’Italia, che è uno dei Paesi caratterizzati dai livelli più elevati di resistenza a questi medicinali.
I batteri resistenti ai farmaci sono la causa principale di circa 25.000 decessi in Europa ogni anno, il cui impatto economico, tra spese sanitarie e perdita di produttività, è stato valutato in miliardi di euro.

Per questo l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ricorda che:

  • Gli antibiotici vanno usati solo quando necessario, dietro prescrizione medica, osservando nel dettaglio le dosi e la durata della terapia indicata dal medico. È importante evitare di ricorrere all’autocura, all’interruzione spontanea della terapia o alla somministrazione di dosi diverse da quelle indicate, perché ciò può avere effetti sia sull’efficacia della cura sia sullo sviluppo dei batteri resistenti.
  • Gli antibiotici non curano le malattie virali. Il raffreddore, l’influenza e altre affezioni virali dell’apparato respiratorio possono essere valutate solo dal medico, l’unico soggetto a poter determinare la natura virale o batterica di un’infezione.

I dati europei ed italiani

Il rapporto dell’European Center for Disease Control (Ecdc) “Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2012” raccoglie e descrive i trend delle resistenze osservate dal 2009 al 2012 in 30 Paesi dell’Unione europea (Ue) e dell’Area economica europea (Eea), grazie al lavoro dell’European Antimicrobical Resistance Surveillance Network (Ears-Net), la rete di sorveglianza coordinata dall’Ecdc.
Secondo i dati del rapporto, nel giro di quattro anni, è aumentata considerevolemente in particolare in due categorie di batteri particolarmente pericolosi: Echerichia coli e Klebsiella pneumoniae.
Questi batteri sono responsabili di infezioni urinarie, sepsi e di infezioni ospedaliere e mostrano una crescente percentuale di resistenza a diverse classi di antibiotici: cefalosporine di 3a generazione, fluorochinoloni ed aminoglicosidi.
Uno dei fattori più preoccupanti riguarda l’insorgenza, avvenuta negli ultimi anni, di resistenze anche agli antibiotici cosiddetti di “ultima risorsa” come i carbapenemi, ovvero antibiotici che rappresentano l’ultima arma contro un’infezione o contro batteri che hanno combinato resistenze di tipo diverso (cosiddetti multi-resistenti). Ciò potrebbe significare che, se questo trend non si invertirà nei prossimi anni, potremmo non disporre di risorse adeguate per debellare determinati batteri.
Sfortunatamente, l’Italia risulta tra i paesi europei con i livelli di antibiotico-resistenza più alti, in particolare il tasso di resistenza ai carbapenemi nella Klebsiella pneumoniae si è attestato al 29%, un dato che ci vede secondi solamente alla Grecia.
Molto alta anche la  resistenza alle cefalosporine di 3a generazione, che è maggiore del 25% e ai fluorochinoloni, (più del 40%), nell’Escherichia coli.
È particolarmente alta e pertanto estremamente critica la percentuale (35%) di stafilococco aureo resistente alla meticillina (Mrsa), contro una media europea pari al 20% e a una diminuzione in molti Paesi dell’Unione.


Pubblicato il: 19 dicembre 2013

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