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La Corte europea dei diritti dell’uomo stabilisce che l’evidenza scientifica deve supportare le terapie compassionevoli - La Corte europea dei diritti dell’uomo stabilisce che l’evidenza scientifica deve supportare le terapie compassionevoli

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La Corte europea dei diritti dell’uomo stabilisce che l’evidenza scientifica deve supportare le terapie compassionevoli

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito, con un pronunciamento emesso nei giorni scorsi, che i pazienti non hanno diritto di accedere automaticamente a una terapia compassionevole se questa non è supportata da evidenze scientifiche.

La Corte europea si è pronunciata in questo senso nel respingere il ricorso di un cittadino italiano la cui figlia è affetta dall’adolescenza da una patologia cerebrale degenerativa. Il genitore aveva fatto ricorso alla Corte dopo che il Tribunale di Udine aveva respinto la sua richiesta di far accedere la figlia al cosiddetto “metodo Stamina”. Questa decisione era, secondo il ricorrente, lesiva del diritto alla vita e anche discriminatoria, perché per casi simili a quello di sua figlia altri tribunali italiani avevano autorizzato l’accesso al trattamento. La Corte europea ha respinto il ricorso del cittadino italiano affermando che l’interdizione per la paziente al “metodo Stamina”, prevista dal tribunale, perseguiva l’obiettivo legittimo di proteggere la salute ed era proporzionata a questo scopo. I giudici hanno stabilito che il caso è stato adeguatamente ponderato e la decisone debitamente motivata e non arbitraria. Secondo la Corte europea quindi la paziente non è stata affatto discriminata, anche se alcuni Tribunali italiani hanno permesso il medesimo trattamento per patologie simili.

Come viene evidenziato da “Bio Law Journal – Rivista di BIoDiritto”, pubblicata online dalle facoltà di Giurisprudenza delle Università di Ferrara, Napoli e Trento, “la Corte riconosce agli Stati un ampio margine di apprezzamento quando si tratti l’accesso a cure compassionevoli per persone affette da gravi patologie e pone in evidenza come, nel caso concreto, la valenza scientifica dei trattamenti in questione non possa in alcun modo dirsi comprovata. Non sarebbe dunque compito di un giudice internazionale sostituirsi alle autorità nazionali competenti nella determinazione del rischio accettabile per i pazienti che intendano accedere a cure compassionevoli nel caso di terapia sperimentale, la cui efficacia non sia stata provata”. 

Il pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo è stato accolto con favore dalla comunità scientifica internazionale, da sempre molto attenta agli sviluppi del caso. A questo proposito, in un post sul blog di Nature pubblicato il 30 maggio scorso, Alison Abbott, che ha seguito la vicenda fin dagli inizi, plaude l’operato della Corte e parla di “sentenza” storica. Secondo la Abbott infatti, il dettato della decisione potrà rappresentare una guida per tutti i giudici che dovranno affrontare le richieste di pazienti disperati alla ricerca di terapie non provate, promosse al di fuori del settore medico regolamentato. A chiusura del suo commento, la Abbott riporta le parole dell’avvocato tedesco Clara Sattler de Sousa e Brito, esperta in diritto biomedicale, che afferma che questa chiara decisione sulla necessaria presenza di prove scientifiche aiuterà a evitare in futuro il ricorso a terapie non provate per i cosiddetti usi compassionevoli. 

La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo rappresenta un ulteriore riconoscimento della validità dell’operato dell’Agenzia Italiana del Farmaco. L’AIFA nasce per garantire l'accesso al farmaco e il suo impiego sicuro e appropriato come strumento per la protezione e la promozione della salute e opera con l’unico  obiettivo di tutelare la salute dei cittadini. Ed è proprio per perseguire questo scopo che l’Agenzia ha ordinato nel maggio del 2012 la sospensione delle somministrazioni a base di cellule staminali da parte della Stamina Foundation presso l’Azienda Ospedaliera “Spedali Civili di Brescia” a causa del mancato rispetto delle normative poste a salvaguardia della salute dei pazienti. 

Leggi la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo

Leggi il commento di Alison Abbott su Nature

Leggi il commento su “Bio Law Journal – Rivista di BioDiritto”


Pubblicato il: 11 giugno 2014

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