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Pani: "Stupore e amarezza per le parole della Signora Coscioni"

Gentile Direttore,

ho letto con stupore e una punta di amarezza l’articolo “Come vogliamo cambiare per restare noi stessi”, di Maria Antonietta Farina Coscioni, apparso su Europa del 18 settembre u.s.

Mi aspettavo di ritrovare all’interno dell’articolo della signora Coscioni un richiamo ai valori che contraddistinguono da sempre l’Associazione, a partire dalla difesa della libertà scientifica. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), che mi onoro di dirigere dal novembre del 2011, ha condiviso con l’Associazione Coscioni una battaglia impari per riportare al centro del dibattito pubblico i valori su cui la Scienza si fonda da sempre, a partire dalla centralità del metodo e delle evidenze.

Proprio per questo, e qui capirà il mio stupore, ho ravvisato nello scritto una clamorosa omissione e una citazione assolutamente non pertinente.

Partiamo dall’omissione. Nel fare riferimento alla vicenda Stamina, la signora Coscioni ricorda che "certamente va dato atto ai pochi che subito hanno messo in guardia da questo “metodo”, sfidando una campagna mediatica che andava in senso opposto e hanno rischiato un vero e proprio linciaggio". Chi scrive non può non sapere che nel maggio del 2012 fu proprio un’ordinanza dell’AIFA, la prima della sua storia, a vietare le attività che venivano portate avanti agli Spedali Civili di Brescia. Allo stesso modo non può certo ignorare le centinaia di occasioni in cui il sottoscritto, rappresentando l’Agenzia, ha messo in guardia dai rischi che il caso Stamina comportava per la salute dei cittadini e per il futuro della medicina nel nostro Paese. Nell’indifferenza generale, come ricordato, sono state poche le voci che si sono levate in difesa della legalità e della scienza. Visto che la Coscioni non le ricorda, mi permetto di farlo io. Oltre all’AIFA, i Carabinieri del NAS, il Ministero della Salute, la senatrice Elena Cattaneo, gli scienziati Paolo Bianco, Michele De Luca e Gilberto Corbellini. Ironicamente, in diverse occasioni è stata proprio l’associazione intitolata a Luca Coscioni a darci l’opportunità di esprimere i dubbi, le preoccupazioni e perfino l’impotenza rispetto a ciò che stava avvenendo.

Maria Antonietta Coscioni si ricorda dell’AIFA ma lo fa accostando il nome dell’Agenzia a una vicenda, quella ormai nota alle cronache dei due farmaci Avastin e Lucentis, in cui la stessa si è limitata a svolgere il suo ruolo istituzionale, garantendo l’applicazione delle norme vigenti in Italia e in Europa. Voglio rassicurare l’autrice, l’AIFA non si è mai piegata agli interessi delle aziende farmaceutiche e mai lo farà. Gli unici interessi che condizionano l’operato dell’Agenzia sono la tutela della salute dei pazienti e il rispetto della legge. Sostenere che l’AIFA avrebbe potuto reinserire l’Avastin all’interno dei farmaci utilizzati al di fuori delle indicazioni registrate significa ignorare che è stata necessaria una modifica della normativa affinché ciò potesse avvenire e non considerare le criticità legate ai profili di sicurezza dei due farmaci, che continuano a dividere gli esperti in tutto il mondo. In secondo luogo ritengo molto pericoloso confondere il mandato dell’AIFA, ovvero la tutela della salute attraverso il corretto uso dei farmaci, con le funzioni proprie dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’unico soggetto deputato ad indagare sulle intese restrittive della concorrenza. 

L’operato dell’Agenzia e dei suoi vertici ha sempre messo al primo posto la tutela della salute, nonostante gli attacchi strumentali di chi interpreta la legge e la medicina come strumenti per il conseguimento di interessi personali. Avrò l’occasione di rispondere personalmente a Maria Antonietta Coscioni nel corso del Congresso dell’Associazione, ma ritenevo che anche i lettori di Europa avessero diritto a conoscere una versione dei fatti più rispettosa di quanto accaduto. Voglio chiudere con un auspicio, che altri membri dell’Associazione possano dissociarsi da questa presa di posizione così ingenerosa, riservando comunque di adire nelle sedi opportune alla difesa dell’immagine dell’AIFA per i giudizi offensivi, i fatti non veri riportati e per aver utilizzato in modo strumentale dichiarazioni altrui per indurre in errore e creare dei convincimenti non veritieri.

Luca Pani


Pubblicato il: 19 settembre 2014

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