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Report CDDEP fornisce un quadro globale sull’uso degli antibiotici e sulla resistenza batterica

L’uso di antibiotici è in costante aumento in tutto il mondo, trainato principalmente dalla crescente domanda nei paesi a basso e medio reddito. È quanto emerge dal rapporto “The State of the World’s Antibiotics” 2015, pubblicato lo scorso 17 settembre dal Center for Disease Dynamics, Economics and Policy (CDDEP) di Washington DC. La ricerca presenta un quadro ancora più ampio sulle modalità e le aree d’impiego di tali farmaci e sulla prevalenza dei diversi tipi di resistenza agli antibiotici. Il Centro ha basato la propria analisi sui dati della letteratura scientifica e sui sistemi di sorveglianza nazionali e regionali e ha calcolato e mappato il tasso di resistenza agli antibiotici per 12 tipi di batteri (i più comuni e potenzialmente mortali, tra cui Escherichia coli, Salmonella e Staphylococcus aureus meticillina-resistente) in 39 paesi, e le tendenze nell’uso degli antibiotici in 69 paesi negli ultimi 10 anni o più. I risultati sono visualizzabili mediante una ResistanceMap, uno strumento interattivo online che consente agli utenti di monitorare le ultime tendenze globali.

I dati di ResistanceMap provengono da una varietà di fonti, dai piccoli laboratori privati in India ai grandi database dell’European Centre for Disease Prevention and Control, coprendo 30 paesi tra cui Sud Africa, India, Thailandia, Vietnam, Kenia, Australia e Nuova Zelanda. Lo strumento continuerà ad essere ampliato e aggiornato e prossimamente saranno inseriti i dati provenienti da Cina, Nepal, Mozambico e Filippine.
Secondo il Report CDDEP, di cui si è occupato anche Nature, il consumo globale di antibiotici è cresciuto del 30% tra il 2000 e il 2010. Questa crescita è guidata soprattutto da paesi come Sud Africa e India, dove gli antibiotici sono ampiamente disponibili come farmaci da banco e i servizi igienico-sanitari, specie in alcune zone, sono scarsi. In India, per esempio, il numero di infezioni da Klebsiella pneumoniae resistenti a una classe di potenti antibiotici, i carbapenemi, è raddoppiato, passando dal 29% del 2008 al 57% del 2014. Per contro, negli Stati Uniti e in Europa meno del 10% delle infezioni da K. pneumoniae sono resistenti ai carbapenemi.

Il report evidenzia anche l'uso crescente in tutto il mondo di antibiotici nel bestiame. Il problema è particolarmente grave in Cina, che ha utilizzato circa 15.000 tonnellate di antibiotici per questo scopo nel 2010; il paese è destinato a raddoppiare il consumo entro il 2030.  La maggior parte dei paesi ad alto reddito, invece, ha iniziato a istituire norme sull'uso degli antibiotici che stanno iniziando a pagare. Secondo gli Autori del report, il numero di infezioni da Staphylococcus aureus (MRSA), meticillina-resistenti, per esempio, è sceso repentinamente in molte aree, come ad esempio nel Regno Unito, nel corso degli ultimi otto anni.
Il rapporto individua alcuni interventi per prevenire la resistenza agli antibiotici nei paesi che non hanno ancora implementato buone politiche. Alcune di queste misure, come il miglioramento igienico-sanitario, sono evidenti, considerando che le politiche che limitano l'uso di antibiotici in agricoltura e negli ospedali potrebbero essere più difficili o controverse da implementare.

Gli autori del report sostengono che la gestione degli antibiotici rappresenti la componente chiave di tale azione, e mettono in discussione il concetto, cui spesso si fa riferimento, secondo cui il problema della resistenza agli antibiotici sarebbe la mancanza di nuovi farmaci nella pipeline degli antibiotici. "Per la prima volta, abbiamo dati sui paesi a basso e medio reddito, in cui la resistenza agli antibiotici è un problema serio, ma raramente è al centro di soluzioni politiche", ha detto Ramanan Laxminarayan, direttore del CDDEP e coautore del report. "Speriamo che questo rapporto, insieme allo strumento online ResistanceMap, possa aiutare questi paesi a comprendere il peso della resistenza agli antibiotici nella loro regione per poi assumere iniziative coordinate di contrasto”.

Il report sostiene che limitare l'uso eccessivo e improprio di antibiotici sia l’unica soluzione sostenibile. "Dobbiamo concentrare l’80 per cento delle nostre risorse globali sulla gestione e non più del 20 per cento sullo sviluppo di farmaci", ha affermato Laxminarayan. "Il problema non è quanti nuovi farmaci ci saranno; se continuiamo ad abusarne, potrebbe essere come non averli mai scoperti."
I nuovi antibiotici – aggiungono gli Autori del report – sono notevolmente più costosi rispetto a quelli attualmente disponibili, molto di più di quanto le popolazioni dei paesi a basso e medio reddito possano permettersi. “Decine di nuovi antibiotici sono stati sviluppati negli ultimi anni, ma su scala globale, quasi nessuno se li può permettere. Quando si tratta di infezioni resistenti agli antibiotici, i ricchi pagano con i loro portafogli e i poveri con la propria vita" ha concluso Laxminarayan.

Eppure, molto può essere fatto per preservare l'efficacia degli antibiotici per le generazioni future. Anche se i risultati di ResistanceMap indicano tendenze preoccupanti nei tassi globali di resistenza agli antibiotici, un’azione concertata può contribuire ad alleviare il problema.

A maggio l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’adottare il Piano d'azione globale sulla resistenza antimicrobica, ha evidenziato la necessità di piani di resistenza agli antibiotici a livello nazionale invitando tutti i paesi ad adottare strategie idonee entro due anni. Il nuovo rapporto CDDEP – sostengono gli Autori – può aiutare i paesi ad agire per raggiungere questo obiettivo.

La Global Antibiotic Resistance Partnership (GARP) del CDDEP ha lavorato in otto paesi dal 2008 per sviluppare le capacità locali di analizzare le condizioni nazionali e proporre soluzioni adeguate a livello locale ai problemi di resistenza agli antibiotici, oltre a sostenere l’accesso a questi farmaci. Il report si avvale dell'esperienza e delle conoscenze acquisite dai gruppi di lavoro GARP in Asia e in Africa per individuare le politiche che funzionano, dalle campagne di gestione degli antibiotici e di controllo delle infezioni ospedaliere al miglioramento della copertura vaccinale per limitare le infezioni e ridurre la necessità di antibiotici.
"La nostra ricerca – ha detto Laxminarayan – mostra che la resistenza agli antibiotici e l'uso improprio è un problema crescente in tutti i paesi del mondo. La buona notizia è che ogni paese può lavorare per risolverlo."


Pubblicato il: 24 settembre 2015

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