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Esacerbazioni polmonari in pazienti con fibrosi cistica. Uno studio prospettico

I valori di alcuni parametri registrati durante le fasi stabili della fibrosi cistica possono predire episodi di esacerbazione polmonare. È quanto emerge da uno studio prospettico di coorte realizzato da un team di studiosi dell’Università di Montreal (Canada) e pubblicato sulla rivista Plos One.

Le esacerbazioni polmonari (EP) sono una causa significativa di morbidità e possono influire gravemente sulla progressione della fibrosi cistica (FC), soprattutto nei pazienti che soffrono di esacerbazioni polmonari ricorrenti. Le valutazioni in grado di predire una futura EP o una EP ricorrente sono limitate. Gli Autori dello studio hanno ipotizzato che la combinazione dei dati clinici, molecolari e di quelli riportati dai pazienti potesse consentire l’identificazione dei pazienti a rischio di EP.

Abbiamo seguito prospetticamente una coorte di 53 pazienti adulti con CF per 24 mesi. Sono stati raccolti per tutti i pazienti, durante i periodi stabili della malattia i seguenti dati: valori spirometrici di base, stato clinico secondo il Matouk Disease Score, qualità della vita (QOL); marcatori dell'infiammazione (proteina C-reattiva (CRP), interleuchine (IL) - 1β, -6, -8, -10, proteina infiammatoria dei macrofagi (MIP) - 1β , fattore di necrosi tumorale (TNF) e fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF), acidi grassi polinsaturi e perossidazione lipidica nel plasma sanguigno. I pazienti sono stati monitorati per EP che richiedeva trattamento antibiotico IV/PO. Inoltre, gli Autori dello studio hanno seguito da vicino 13 pazienti durante le EP nella raccolta dei dati longitudinali sui cambiamenti nei marcatori dai valori basali e hanno valutato se eventuali marcatori fossero predittori di future EP al basale e dopo trattamento antibiotico.

Su 53 pazienti, 37 hanno sperimentato EP durante il periodo di studio. Al basale, gli studiosi hanno scoperto che funzione polmonare, punteggio clinico e valori della qualità della vita bassi sono stati associati a un aumentato rischio di eventi EP. Le EP sono state associate a un aumento dei marker di infiammazione al giorno 1, e questi biomarcatori sono migliorati con il trattamento. Lo squilibrio dei livelli di acido arachidonico e di acido docosaesaenoico è migliorato con il trattamento che ha coinciso con la riduzione della perossidazione lipidica. Alti livelli di marker infiammatori CRP e IL-8 sono stati associati a una rapida riacutizzazione.

I risultati dello studio – hanno concluso gli Autori – dimostrano che valori clinici e di qualità della vita peggiori durante le fasi stabili della malattia sono potenziali marcatori associati a un più alto rischio di EP futuri, mentre i livelli più elevati di marcatori infiammatori al termine del trattamento antibiotico possono essere associati a una rapida riacutizzazione.

Leggi lo studio su Pubmed


Pubblicato il: 06 marzo 2014

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