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Rapporto UE e piano azioni OMS individuano obiettivi per lotta efficace contro antibiotico-resistenza - Rapporto UE e piano azioni OMS individuano obiettivi per lotta efficace contro antibiotico-resistenza

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Rapporto UE e piano azioni OMS individuano obiettivi per lotta efficace contro antibiotico-resistenza

L’uso di alcuni antimicrobici negli uomini e negli animali è associato, negli uni e negli altri, al fenomeno della resistenza batterica. I Paesi dell’Unione Europea presentano significative differenze nell’utilizzo di questi farmaci. L’Italia, ad esempio, è il paese con il più alto consumo complessivo (esseri umani e animali) di antimicrobici (2.155,9 tonnellate di principio attivo), seguita da Spagna, Germania e Francia, e il secondo dietro la Francia per consumo negli esseri umani (621,6 tonnellate). Sono alcune delle evidenze emerse dal primo rapporto integrato realizzato, su mandato della Commissione Europea, dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), dal Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e dall’Autorità Europea per la sicurezza degli alimenti (EFSA), per analizzare le possibili relazioni tra il consumo di antimicrobici e il verificarsi dell’antibiotico-resistenza negli uomini e negli animali destinati alla produzione alimentare.

In effetti, sia negli esseri umani che negli animali, sono state osservate relazioni tra il consumo di antimicrobici e la corrispondente resistenza nei batteri per la maggior parte delle combinazioni indagate. In alcuni casi, è stata anche verificata un'associazione positiva tra il consumo di antibiotici negli animali e la resistenza nei batteri degli esseri umani. Questi risultati devono essere interpretati con cautela – si legge però nel Rapporto – a causa della limitatezza dei dati disponibili e della complessità del fenomeno dell’antibiotico-resistenza, che è influenzato da diversi fattori anche al di là del consumo di antibiotici.

Il rapporto prende in considerazione i dati del biennio 2011-2012 provenienti da cinque reti di sorveglianza differenti, che raccolgono informazioni dagli Stati Membri dell’Unione Europea, dall’Islanda, dalla Norvegia, dalla Croazia e dalla Svizzera. Nel nostro Paese, gli antibiotici più utilizzati negli uomini sono risultati le penicilline (383,5), i fluorochinoloni (55,8), i macrolidi (52,3) e le cefalosporine di terza e quarta generazione (46,5. L’Italia è seconda (28,8%) dopo la Grecia (60,5%) per K. Pneumoniae resistenti ai carbapenemi, ma a differenza della Grecia, che è anche tra i paesi con il più alto consumo, il nostro Paese presenta una percentuale di consumo moderata.

Negli esseri umani è stata osservata un'associazione positiva tra il consumo totale di cefalosporine di terza e quarta generazione e lo sviluppo di resistenza alle cefalosporine di terza generazione (la cefalosporina usata per il test di sensibilità) nell’E. coli umano. Un'associazione positiva è stata anche osservata tra il consumo totale di fluorochinoloni e lo sviluppo di resistenza ai fluorochinoloni nell’E. coli umano. Nessuna associazione, invece, tra il consumo di fluorochinoloni e lo sviluppo di resistenza ai fluorochinoloni nei casi di infezione umana da Salmonella spp., S. enterica subsp. enterica sierotipo Enteritidis e sierotipo Typhimurium. Sia per le cefalosporine che per i fluorochinoloni, sono state individuate associazioni positive tra la resistenza nell’indicatore E. coli originato da animali per la produzione alimentare e lo sviluppo di resistenza nell’E. coli umano. Associazioni positive sono state evidenziate per il consumo di macrolidi negli animali da produzione alimentare e lo sviluppo di resistenza nell’infezione umana da Campylobacter spp. e per il consumo di tetracicline e lo sviluppo di resistenza nella Salmonella spp. e nel Campylobacter spp.

Dall’analisi condotta sono quindi emerse associazioni tra il consumo di combinazioni selezionate di antimicrobici e lo sviluppo di resistenza nei batteri sia negli animali che negli esseri umani, sebbene altri fattori, oltre l’uso di antimicrobici, possano contribuire allo sviluppo dell’antibiotico-resistenza. L'epidemiologia della resistenza è infatti complessa – si legge nel rapporto – in ogni caso, dovrebbe essere promosso un uso responsabile di antibiotici sia per uso umano che per uso veterinario.

Questo è infatti uno dei primi obiettivi individuati anche nel piano d’azione globale delineato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità lo scorso dicembre, a seguito di un iter di consultazione delle parti durato alcuni mesi che ha coinvolto Stati membri, rappresentanti della società civile, delle associazioni e dell’industria e ovviamente le agenzie regolatorie del farmaco.

Nel definire il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, il draft del rapporto si focalizza su cinque traguardi per i quali viene richiesto un impegno congiunto, perché il tema è a carattere mondiale e impatta su tutta la popolazione, senza confini geografici, politici ed economici e riguarda non solo la salute umana ma anche, come su descritto, quella animale, passando dall’agricoltura, dalla sicurezza alimentare e influendo significativamente sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. Alla luce del principio “accesso senza eccesso”, è necessario garantire la disponibilità di questa fondamentale classe di farmaci evitandone l’uso improprio e inutile e insistere innanzi tutto sulla prevenzione delle infezioni. La comunicazione e la sensibilizzazione al problema sono il primo step che tutti gli Stati membri devono incentivare, insieme ad una adeguata formazione del personale sanitario. Il secondo obiettivo del piano d’azione è la sorveglianza continua e attenta del fenomeno, per conoscerne diffusione e sviluppo e individuare tempestivamente misure correttive adeguate. Tutto questo deve essere accompagnato da una maggiore prevenzione delle infezioni così da limitare l’uso degli antibiotici, attraverso una maggiore igiene e il controllo dei vettori microbici, nonché il ricorso ai vaccini. Il fine è limitare la sovra-prescrizione e la dispensazione di questi farmaci quando non necessario e insistere sul loro valore come bene comune, scoraggiando poi la popolazione generale dal loro acquisto improprio “da banco” o tramite canali web.

L’ultimo ma allo stesso tempo il più importante intervento che il piano di azioni si propone è l’investimento economico in ricerca e sviluppo di nuovi medicinali, strumenti diagnostici e vaccini, soprattutto per colmare il vuoto – sottolinea il rapporto dell’OMS - recentemente lasciato dalle industrie farmaceutiche che, per timore di mancati ritorni di investimenti in antibiotici innovativi dato il diffondersi rapido delle resistenze, piuttosto dirottano risorse in farmaci per malattie croniche. Viene quindi sentita l’esigenza di nuovi processi per facilitare l’innovazione in questo ambito, ma anche per assicurare che l’impiego di nuovi antimicrobici sia gestito in un contesto di tutela di salute pubblica che ne conservi l'efficacia e la durata nel tempo, garantendone comunque l'accesso a chi ne ha bisogno. Una soluzione potrebbe essere svincolare il costo degli investimenti in ricerca e sviluppo per gli antibiotici dal volume delle loro vendite.

Non è soltanto l’OMS che evidenzia la necessità di incentivi urgenti e consistenti per arginare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza: anche il governo americano ha recentemente richiesto lo stanziamento di un budget raddoppiato (oltre un miliardo di dollari) da destinare alla ricerca di nuovi antibiotici, al monitoraggio dei “super-batteri” e per lo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e misure preventive delle infezioni. E lo stesso sta facendo l’amministrazione britannica, che ha reclutato un economista statunitense per supportare il governo nell’approcciare efficacemente anche e soprattutto da un punto di vista finanziario il tema della resistenza agli antibiotici.

L’Agenzia Italiana del Farmaco monitora attentamente il consumo dei farmaci antibiotici in Italia di cui ha infatti recentemente evidenziato un lieve decremento, come riportato nel Rapporto OsMed sull’impiego dei medicinali relativo ai primi nove mesi del 2014. Questo anche grazie alle iniziative di comunicazione sul corretto uso di questa classe di medicinali promosse dall’AIFA, come quella attualmente in corso “Senza regole gli antibiotici non funzionano”, per favorire la conoscenza del tema e sostenere pazienti e operatori sanitari verso scelte razionali nel consumo di questi prodotti sempre più preziosi.

Leggi il Rapporto integrale sul sito dell’EMA

Leggi il Draft global action plan on antimicrobial resistance dell’Organizzazione Mondiale della Sanità


Published on: 17 February 2015

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