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OsMed: Appropriatezza prescrittiva – I farmaci per la prevenzione del rischio cardiovascolare

Il Rapporto Nazionale sull’Uso dei Farmaci in Italia, realizzato dall’OsMed (Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali), descrive, oltre ai dati epidemiologici sulle principali malattie croniche, gli indicatori relativi alla prescrizione nell’ambito della medicina generale e nell’ambito della prescrizione specialistica dei medici diabetologi. Una prescrizione farmacologica può essere considerata appropriata se effettuata all’interno delle indicazioni cliniche per le quali il farmaco si è dimostrato efficace e all’interno delle sue indicazioni d’uso (dose e durata del trattamento).

Secondo quanto emerge dai dati del Rapporto, le malattie cardiovascolari rappresentano in Europa la maggiore causa di decesso: il 43% sono uomini ed il 55% donne. In Italia l’onere finanziario per il Servizio Sanitario Nazionale dovuto ai costi sanitari, alla produttività persa e alle cure informali equivale ad un costo pro capite di 293 euro all’anno, pari a circa il 15% della spesa sanitaria complessiva nazionale. Tuttora si stima che circa l’80% degli eventi cardiovascolari che insorgono prima dei 75 anni è prevenibile. L’ipertensione arteriosa rappresenta il più importante fattore di rischio per le malattie coronariche, ictus celebrale, scompenso cardiaco ed insufficienza renale.  Pertanto il controllo della pressione arteriosa rappresenta uno dei più importanti obiettivi della prevenzione del rischio cardiovascolare che si raggiunge con un adeguato e continuativo trattamento antiipertensivo.

Dalle analisi contenute nel Rapporto, emerge che in Italia il 27% della popolazione assistibile in carico ai Medici di Medicina Generale, pari a circa 16 milioni di italiani, risulta affetto da ipertensione. La maggior parte (circa 10 milioni, pari al 64,7% degli ipertesi) di questi italiani è affetto esclusivamente da ipertensione arteriosa, e di questi poco meno di 8 milioni assume antiipertensivi.

L’analisi dei dati ASL mostra che in poco più della metà dei pazienti (53,7%) il trattamento antipertensivo viene assunto con continuità (bassa aderenza); sebbene questo indicatori evidenzi un andamento negli ultimi anni che si muove nella direzione dell’appropriatezza. L’analisi geografica evidenzia una certa variabilità tra le diverse aree, con una minor livello di aderenza al Sud (50,8%) rispetto al Nord (54,2%) e Centro (55,3%). Si rilevano minime differenze di genere, con gli uomini che evidenziano una maggiore aderenza (55,5%) rispetto alle donne (52,3%). Si conferma il pattern di una crescente aderenza alle terapia antipertensiva al crescere dell’età, nei pazienti politrattati e in quelli con pregresso evento cardiovascolare o diabete.

Leggi il Rapporto OsMed 2012


Pubblicato il: 14 ottobre 2013

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