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Parto pre-termine e profilassi: nuovo studio verifica effetti a lungo termine del progesterone - Parto pre-termine e profilassi: nuovo studio verifica effetti a lungo termine del progesterone

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Parto pre-termine e profilassi: nuovo studio verifica effetti a lungo termine del progesterone

È dimostrato che la somministrazione di progesterone per via vaginale riduce la possibilità di parto pretermine (PPT) nelle donne ad alto rischio, nonché la morbilità neonatale, sebbene vi sia incertezza circa gli effetti a lungo termine sul bambino. Una ricerca pubblicata nei giorni scorsi su The Lancet ha studiato gli effetti della somministrazione di progesterone nelle donne in gravidanza su bambini fino ai 2 anni di età, verificando l’assenza di esiti neonatali e infantili.

Lo studio multicentrico in doppio cieco randomizzato, condotto da un team internazionale di ricercatori denominato OPPTIMUM, ha preso in esame un campione di oltre 1.220 donne tra la 22-24a e la 34a settimana di gravidanza, che avessero avuto precedenti episodi di parto pre-termine o che presentassero un raccorciamento della cervice (≤25 mm) o altri fattori clinici di rischio di PPT. Alla metà del campione è stato somministrato progesterone in dosaggio di 200 mg al giorno fino alla 34a settimana e all’altra metà un placebo.

I risultati hanno dimostrato che il progesterone somministrato per via vaginale non è stato associato ad esiti avversi neonatali compositi, e non ha rivelato alcun effetto negativo a lungo termine nei bambini fino a 2 anni di età.

Il progetto scientifico AIFA “Farmaci e gravidanza”, tra le possibili terapie per la gestione del parto pre-termine, analizza l’impiego di progesterone a scopo profilattico. Come riportato nella specifica scheda sul sito www.farmaciegravidanza.gov.it, la profilassi con progestinici è stata sinora studiata fino alla 32a settimana di gravidanza in pazienti con precedente parto pre-termine, in donne con raccorciamento della cervice (<15 mm) e nelle gravidanze gemellari a rischio di PPT.

Leggi lo studio su The Lancet


Pubblicato il: 04 marzo 2016

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