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Malattie cardiovascolari: i farmaci più utilizzati in Italia e le strategie mondiali per la prevenzione e il controllo - Malattie cardiovascolari: i farmaci più utilizzati in Italia e le strategie mondiali per la prevenzione e il controllo

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Malattie cardiovascolari: i farmaci più utilizzati in Italia e le strategie mondiali per la prevenzione e il controllo

In linea con il trend degli ultimi anni, anche nei primi nove mesi del 2014 (Rapporto OsMed gennaio-settembre 2014) i farmaci per il sistema cardiovascolare si confermano al primo posto per consumi, con 486,4 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti. I più utilizzati continuano ad essere gli ACE-inibitori come monocomposti o in associazione (120,5 dosi giornaliere per 1.000 abitanti), indicati nella terapia dell'ipertensione arteriosa, del post-infarto del miocardio e dell'insufficienza cardiaca cronica (120,5 DDD/1000 ab die), seguiti dai sartani come monocomposti o in associazione (98,1 DDD/1000 ab die), dalle statine (69,4 DDD/1000 ab die), dai calcio-antagonisti diidropiridinici (53,1 DDD/1000 ab die) e dai beta bloccanti (35,3 DDD/1000 ab die). 

Il ramipril e l’enaparil sono i due ACE-inibitori maggiormente utilizzati. Tra le statine, l’atorvastatina, la simvastatina e la rosuvastatina sono fra i primi 30 principi attivi sia per volume di consumi sia per spesa. Il valsartan come monocomposto o in associazione è il primo sartano per quanto riguarda il consumo, seguito dal telmisartan, dall’irbesartan e dall’olmesartan. L’amlodipina è il più utilizzato tra i calcio-antagonisti diidropiridinici e il nebivololo (seguito dall’atenololo e dal bisopropolo) tra i beta-bloccanti.

L’elevato consumo di questa categoria di farmaci è correlato all’aumento delle patologie cardiovascolari, che sono la principale causa di morte a livello mondiale. Si stima che 17,5 milioni di persone sono morte a seguito di problemi cardiovascolari nel 2012, il 31% di tutti i decessi a livello mondiale (7,4 milioni per malattia coronarica e 6,7 milioni per ictus). Oltre i tre quarti delle morti causate da malattie cardiovascolari si sono verificate nei paesi a basso e medio reddito. I soggetti colpiti dalle malattie cardiovascolari o che sono ad alto rischio di contrarla (per la presenza di uno o più fattori di rischio come l'ipertensione, il diabete, iperlipidemia) hanno bisogno di una diagnosi precoce e di una corretta gestione del trattamento con i farmaci che ovviamente varia a seconda dei soggetti e dei casi.

I principali comportamenti da evitare per non favorire l’insorgere di malattie cardiache e ictus sono un regime dietetico non sano, un elevato consumo di alcol e tabacco e infine l'inattività fisica. Altre cause possono essere l'invecchiamento della popolazione, la povertà, lo stress e i fattori ereditari. Inoltre, il trattamento farmacologico del diabete, dell’ipertensione e dell’iperglicemia può ridurre il rischio cardiovascolare e prevenire quindi infarti e ictus.

Adottare uno stile di vita sano si è dimostrato comunque lo strumento più efficace per ridurre il rischio di contrarre le malattie cardiovascolari. Ed è proprio in questa direzione che si stanno muovendo le politiche sanitarie mondiali.

Sotto la guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tutti gli Stati Membri (194 paesi) hanno approvato nel 2013 i meccanismi globali per ridurre gli oneri delle malattie no trasmissibili tra cui un "piano globale d’azione per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili 2013-2020". Questo piano – spiega l’OMS in una scheda pubblicata sul portale istituzionale – mira a ridurre il numero di morti premature da malattie non trasmissibili del 25% entro il 2025 attraverso nove obiettivi globali. Due di questi si concentrano direttamente sulla prevenzione e il controllo delle malattie cardiovascolari. Uno prevede la riduzione del 25% della prevalenza globale dell’ipertensione. L'ipertensione è infatti uno dei fattori di rischio principali delle malattie cardiovascolari. La prevalenza globale dell’ipertensione (definita come pressione sistolica e/o pressione diastolica ≥140/90 mmHg) negli over 18 è stata di circa il 22% nel 2014.    

L’altro obiettivo stabilisce che almeno il 50% delle persone ammissibili dovrebbe ricevere terapia farmacologica e consulenza (incluso il controllo glicemico) per prevenire attacchi di cuore e ictus. La prevenzione degli attacchi di cuore e degli ictus attraverso un approccio totale al rischio cardiovascolare è più conveniente rispetto alle decisioni di trattamento basate su soglie di fattori di rischio individuali e dovrebbe essere parte della dotazione fondamentale per il perseguimento di una copertura sanitaria universale. Il raggiungimento di questo obiettivo richiederà il rafforzamento di alcune componenti chiave del sistema sanitario, tra cui il finanziamento dell’assistenza sanitaria per garantire l'accesso a tecnologie sanitarie di base e farmaci essenziali per le patologie non trasmissibili.

Nel 2015, spiega l’OMS, i paesi cominceranno a fissare obiettivi nazionali e misurare i progressi sulle linee base del 2010 riportate nella "Relazione globale di stato sulle malattie non trasmissibili 2014". L'Assemblea generale delle Nazioni Unite convocherà una terza riunione ad alto livello sulle malattie non trasmissibili nel 2018 per fare il punto dei progressi nazionali nel raggiungimento degli obiettivi globali da raggiungere entro il 2025.

Per approfondimenti leggi la scheda sul sito dell'OMS


Pubblicato il: 10 febbraio 2015

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