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Escitalopram in pazienti depressi con insufficienza cardiaca. Uno studio pubblicato su JAMA - Escitalopram in pazienti depressi con insufficienza cardiaca. Uno studio pubblicato su JAMA

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Escitalopram in pazienti depressi con insufficienza cardiaca. Uno studio pubblicato su JAMA

Un team di ricercatori tedeschi ha condotto un trial clinico randomizzato per studiare gli effetti di escitalopram sulla mortalità per tutte le cause e l’ospedalizzazione in pazienti con insufficienza cardiaca e depressione. I risultati sono stati pubblicati su JAMA.

La depressione è frequente nei pazienti con insufficienza cardiaca ed è associata a esiti clinici avversi. L’efficacia e la sicurezza a lungo termine degli inibitori della ricaptazione della serotonina in questi pazienti non sono note. L’obiettivo dello studio – spiegano gli Autori – era determinare se 24 mesi di trattamento con escitalopram migliorassero la mortalità, la morbilità e l'umore nei pazienti con insufficienza cardiaca sistolica cronica e depressione.

Lo studio clinico randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo (MOOD-HF), finanziato dal Governo tedesco e dalla Lundbeck AS Denmark ,è stato condotto in Germania presso 16 centri di assistenza sanitaria terziaria. Tra marzo 2009 e febbraio 2014, i pazienti ambulatoriali con insufficienza cardiaca di classe II-IV (New York Heart Association class) e frazione di eiezione ventricolare sinistra ridotta (<45%) sono stati sottoposti a screening per la depressione mediante un questionario di salute a 9 punti. I pazienti con sospetta depressione sono stati poi invitati a sottoporsi a una intervista clinica strutturata sulla base del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (quarta edizione) per stabilire la diagnosi.

I pazienti sono stati randomizzati 1: 1 a ricevere escitalopram (10-20 mg) o placebo in aggiunta alla terapia ottimale per l’insufficienza cardiaca. La durata dello studio è stata di 24 mesi.

L'end point primario composito era il tempo fino alla morte per tutte le cause o alla ospedalizzazione. Gli end point secondari pre-specificati includevano la sicurezza e la gravità della depressione a 12 settimane di trattamento, che sono state determinate utilizzando il 10-item Montgomery-Asberg Depression Rating Scale (punteggio possibile totale, da 0 a 60; punteggi più elevati indicano depressione più grave).

Un totale di 372 pazienti (età media, 62 anni; il 24% di sesso femminile) erano stati randomizzati e avevano assunto almeno 1 dose del farmaco in studio, quando il comitato di sorveglianza dei dati e della sicurezza ha raccomandato l’interruzione anticipata dello studio. Durante un tempo mediano di partecipazione di 18,4 mesi (n = 185) per il gruppo escitalopram e 18,7 mesi (n = 187) per il gruppo placebo, l'endpoint primario di morte o di ospedalizzazione si è verificato rispettivamente in 116 (63%) pazienti e 119 (64%) pazienti (hazard ratio, 0.99 [95% CI, 0,76-1,27]; P = .92). Il punteggio Montgomery-Asberg Depression Rating Scale medio complessivo è cambiato dal 20,2 al basale a 11,2 a 12 settimane nel gruppo escitalopram e da 21,4 a 12,5 nel gruppo placebo (differenza tra i gruppi, -0.9 [95% CI, -2.6 a 0.7 ]; P = .26). I parametri di sicurezza erano paragonabili tra i gruppi.

Gli Autori sottolineano alcune limitazioni dello studio, tra cui una scarsa generalizzabilità. Numerosi pazienti non sono stati randomizzati per via delle controindicazioni, l’etnia era prevalentemente bianca e tutti i centri di studio erano in Germania. Inoltre i risultati non forniscono informazioni sull’uso di escitalopram in importanti sottogruppi che sono stati identificati particolarmente resistenti alla terapia farmacologica con antidepressivi, come le donne, i neri adulti e gli over 65.

Alla luce dei risultati, gli Autori hanno concluso che nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica con frazione di eiezione ridotta e depressione, 18 mesi di trattamento con escitalopram rispetto al placebo non hanno ridotto in modo significativo la mortalità per tutte le cause o il ricovero ospedaliero, e non vi è stato alcun miglioramento significativo nella depressione. Questi risultati, secondo gli Autori, non supportano l'uso di escitalopram in pazienti con insufficienza cardiaca sistolica cronica e depressione.

Per approfondire leggi lo studio su JAMA


Pubblicato il: 14 luglio 2016

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