Seguici su

 
 
 
Agenzia Italiana del Farmaco Agenzia Italiana del Farmaco

Pecorelli (AIFA): “Enorme negli anziani la sofferenza associata ai disturbi mentali” - Pecorelli (AIFA): “Enorme negli anziani la sofferenza associata ai disturbi mentali”

Aggregatore Risorse

Aggregatore Risorse

Pecorelli (AIFA): “Enorme negli anziani la sofferenza associata ai disturbi mentali”

“La prevalenza delle malattie mentali nelle persone anziane è aumentata drammaticamente negli ultimi decenni, non solo a causa dell’invecchiamento in sè (si pensi alla malattia di Alzheimer), ma anche a causa di nuove situazioni emotive e socio-demografiche cui gli anziani sono esposti”. A porre l’accento sul carico di sofferenze associate ai disturbi mentali negli anziani, Sergio Pecorelli, presidente dell’AIFA e Rettore dell’Università degli Studi di Brescia, e Alessandra Marengoni, ricercatrice presso la stessa Università, a commento di un editoriale pubblicato sul The New England Journal of Medicine a firma di due docenti di Harvard, Anne Becker e Arthur Kleinman, dal titolo “Mental Health and the Global Agenda”.

“Disturbi come la depressione e la distimia, inoltre, spesso diventano cronici – aggiunge Pecorelli – e il legame tra la salute mentale e fisica (che, in definitiva, porta alla disabilità) è estremamente forte. Infine, l'uso di farmaci psicotropi senza chiara evidenza di sicurezza ed efficacia in soggetti già sottoposti a molti altri farmaci è pieno di pericoli. La formazione dei medici di assistenza primaria nella cura dei pazienti anziani con malattia mentale dovrebbe essere pertanto una priorità”.

L'onere formidabile imposto dalla malattia di Alzheimer e dalle altre demenze (valutato sulla base degli anni di vita persi a causa della disabilità (Disability-Adjusted Life Year - DALY) è aumentato di circa il 99,3% tra il 1990 e 2010, e gli anni di vita vissuti con disabilità associati a queste malattie (Years of Life lived with Disability, YLDs)sono pari o superiori a quelli associati a malattie come la tubercolosi, il virus dell'immunodeficienza umana e la sindrome da immunodeficienza acquisita, e la malaria.

L’editoriale pubblicato sulla rivista britannica evidenzia il carico umano, sociale ed economico connesso alle malattie mentali in tutto il mondo.

L’articolo sottolinea come le dimensioni globali della malattia siano state a lungo misconosciute, e che solo a partire dagli anni Novanta, l’applicazione di nuovi criteri diagnostici standardizzati per le malattie mentali, ha consentito di produrre stime che si sono rivelate molto superiori a quelle note in precedenza.

I dati più recenti (2013) restituiscono un quadro sempre più chiaro e preoccupante dell’enorme carico globale rappresentato dai disturbi mentali: gli oneri economici connessi sono superiori a quelli associati a ciascuna delle altre quattro grandi categorie di malattie non trasmissibili: diabete, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e cancro.

Il disturbo depressivo maggiore è la seconda causa di “anni persi a causa della disabilità” a livello globale e si colloca tra le quattro maggiori cause di “anni di vita vissuti con disabilità” in ciascuna delle regioni socialmente diverse dei sei continenti valutate nello studio 2010 “Global Burden of Disease”. Anche i disturbi d'ansia, quelli legati al consumo di stupefacenti o di alcolici, la schizofrenia, il disturbo bipolare, la distimia si collocano tra le 20 condizioni che contribuiscono alla quota globale di YLD. L'onere complessivo di YLD derivante da disturbi mentali e comportamentali (22,7%) continua a essere superiore a quello risultante da qualsiasi altra categoria di patologie.
Eppure questi dati empirici – secondo gli autori dell’editoriale – non hanno portato a incrementare gli investimenti globali nella cura della salute mentale in modo proporzionale alle dimensioni del problema. Al contrario, persiste una carenza di risorse che compromette seriamente l'accesso alle cure. Ma non è solo un problema di risorse. Occorre colmare i gap nel trattamento, specie nei paesi poveri; costruire una “capacità clinica”, anche mediante partnership con governi, organizzazioni non governative; agenzie multilaterali e mondo accademico; creare un’Agenda di ricerca focalizzata, superare le barriere all’equità delle cure, implementare nuovi modelli di trattamento che contemplino una collaborazione costante tra specialisti e medici di assistenza primaria.

Leggi l’editoriale pubblicato sul The New England Journal of Medicine


Pubblicato il: 10 ottobre 2013

Aggregatore Risorse

Galleria

Cookie Bar

Modulo gestione cookie

Descrizione cookieBar

Questo sito utilizza cookie tecnici e analytics, necessari al suo funzionamento, per i quali non è richiesto il consenso. Per alcuni servizi aggiuntivi, le terze parti fornitrici, dettagliatamente sotto individuate, possono utilizzare cookies tecnici, analytics e di profilazione. Per saperne di più consulta la PRIVACY POLICY. Per proseguire nella navigazione devi effettuare la scelta sui cookie di terze parti dei quali eventualmente accetti l’utilizzo. Chiudendo il banner attraverso la X in alto a destra rifiuti tutti i cookie di terze parti. Puoi rivedere e modificare le tue scelte in qualsiasi momento attraverso il link "Gestione cookie" presente nel footer.

Social networks
torna all'inizio del contenuto