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Pecorelli: “Dai pazienti preziosi input per migliorare l’aderenza alle terapie”

L’ascolto dei bisogni e delle opinioni dei pazienti è stato il fulcro della sessione sull’Aderenza alle Terapie, presieduta dal Presidente dell’AIFA, Sergio Pecorelli, nel corso del II Congresso Nazionale della Corte di Giustizia per il Diritto alla Salute organizzato da Federanziani a Rimini.

“Per le Istituzioni, i medici e l’Industria, è stata un’opportunità straordinaria di confronto con una categoria di pazienti, gli anziani, che sono i maggiori utilizzatori di farmaci e rappresentano una fascia sempre più cospicua della popolazione europea e mondiale” ha affermato Pecorelli.

“Abbiamo avuto conferma di quanto sia utile per le autorità regolatorie, per i professionisti della salute, per tutta la filiera del farmaco ascoltare i pazienti e acquisire elementi di conoscenza per una più appropriata definizione degli obiettivi, ma anche fornire informazioni autorevoli e veritiere e assumere, di fronte ai cittadini, degli impegni concreti per il futuro”.

Il confronto ha fatto emergere alcune istanze particolarmente sentite dagli anziani, tra cui l’esigenza di essere meglio accompagnati durante l’intero percorso della cura e di avere maggiore consapevolezza della propria patologia. L’attenzione è stata rivolta nello specifico alla scarsa aderenza alle terapie, che incide sull’efficacia della cura ed ha anche un rilevante impatto economico sul sistema. Un fenomeno multidimensionale e complesso, che riguarda il 40% della popolazione europea, ed è particolarmente presente nella popolazione anziana. Tra i fattori che concorrono a determinare la scarsa aderenza alla terapia vi sono la complessità del trattamento, l’inconsapevolezza della malattia, un follow-up non sempre adeguato, il decadimento cognitivo e la depressione.

“Una volta si parlava di aderenza al farmaco – ha spiegato Pecorelli – oggi, in modo più appropriato, si pone l’attenzione sull’aderenza alla terapia, in quanto lo stato di malattia raramente richiede soltanto un intervento farmacologico. Ci sono altri aspetti non meno importanti, tra cui la dieta e gli stili di vita, da cui dipende anche l’efficacia del farmaco e il successo della cura. Bisogna innanzi tutto comprendere le ragioni della non-aderenza, discutere i benefici del trattamento e coinvolgere i pazienti e i familiari nelle decisioni, dare maggiori informazioni e rivedere periodicamente le terapie, semplificare il regime terapeutico.”

“Migliorare l’aderenza alla terapia è un impegno nel quale tutti devono sentirsi coinvolti, dalle Istituzioni, ai medici, ai farmacisti, alle aziende farmaceutiche – ha detto Pecorelli – Per quanto riguarda gli aspetti pratici, si potrebbero semplificare le confezioni dei farmaci, che sono pensate per evitare l’assunzione accidentale da parte dei bambini, ma spesso risultano troppo complicate anche per gli anziani. Andrebbe favorita la riconoscibilità del prodotto attraverso un colore identificativo. Per supportare il paziente nell’assunzione dei farmaci e vigilare sull’aderenza si potrebbero inoltre sviluppare sistemi di monitoraggio informatici.”

Si tratta di iniziative e proposte di cui il nostro Paese si fa promotore a livello europeo. L’Italia (con l’AIFA), insieme alla Scozia e alla Spagna guida infatti il Gruppo d’Azione sull’aderenza e la prescrizione costituito nell’ambito della Partnership europea sull’invecchiamento attivo e in salute, di cui Pecorelli è il rappresentante italiano, che si propone di "aumentare la media e la qualità della vita di due anni entro il 2020".

Pecorelli ha poi ribadito l’importanza della prevenzione: “Oggi nell’80% dei casi ci si ammala di malattie croniche. Sappiamo che prevenirle è possibile, ma solo se, oltre a un’attività di prevenzione specifica, si osservano stili di vita sani. In Italia l’età media è molto elevata, e ciò è sicuramente un dato positivo, ma l’obiettivo a cui tendere è l’invecchiamento attivo e in buona salute. Nel nostro Paese si investe ancora troppo poco in prevenzione: solo l’1,5% della spesa sanitaria. Bisogna dunque essere più sensibili al tema e ricordare che la prevenzione inizia dall’utero materno e arriva alla fine della vita e che uno stile di vita corretto ha benefici sia sul fisico che sulla mente”.


Pubblicato il: 04 dicembre 2013

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