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Uno studio confronta antipsicotici di prima e seconda generazione nel trattamento della schizofrenia

Pubblicati sulla rivista Lancet i risultati di uno studio di confronto tra antipsicotici di prima (FGA) e seconda generazione (SGA) nel trattamento della schizofrenia. Lo studio Nessy (Neuroleptic Strategy Study), multicentrico, randomizzato in doppio cieco, è stato condotto in Germania con pazienti reclutati da 14 ospedali psichiatrici universitari e statali. L’obiettivo dei ricercatori era confrontare la qualità di vita nei pazienti con schizofrenia trattati con FGA e rispetto a quelli in trattamento con SGA.

Non è certo se gli antipsicotici di seconda generazione (SGA) rappresentino un vantaggio sugli antipsicotici di prima generazione (FGA) nel trattamento della schizofrenia – scrivono gli Autori dello studio - Studi di efficacia pubblicati nei dieci anni passati non hanno infatti confermato in modo inequivocabile la superiorità degli SGA sugli FGA”.

La doppia randomizzazione ha permesso la selezione ristretta di un trattamento all’interno di ciascun gruppo di farmaci antipsicotici (FGA o SGA) per singolo paziente; in una prima fase, i pazienti sono stati assegnati con una tavola dei numeri casuali a due di sei possibili coppie di farmaci, ciascuna composta da un FGA (aloperodolo [3-6 mg] o flupentixolo [6-12 mg]) e da un SGA (aripiprazolo [10–20 mg], olanzapina [10–20 mg], o quetiapina [400–800 mg]), somministrati per via orale, e l’investigator ha poi selezionato quale coppia fosse più adatta per il paziente. Una seconda randomizzazione a doppio cieco ha assegnato al paziente l’FGA o l’SGA dalla coppia scelta dall’investigator. La durata del trattamento è stata di 24 settimane.

Gli outcome primari erano il cambiamento dal basale alla ventiquattresima settimana nella qualità della vita (SF-36) e l’impressione clinica globale (CGI-I), analizzati in tutti i pazienti assegnati random che avessero ricevuto almeno una dose del farmaco in studio. Nello specifico, i pazienti sono stati assegnati in modo casuale, 69 al trattamento con FGA e 80 al trattamento con SGA. Quindi 136 pazienti hanno ricevuto almeno una dose del farmaco in studio (63 nel gruppo FGA, 73 nel gruppo SGA). I principali valori dell’area sotto la curva di SF-36 sono stati significativamente più alti nel gruppo SGA rispetto al gruppo FGA (85·1 [SD 14·7] vs 79·7 [17·3], p=0·0112). I principali valori AUC per i punteggi CGI-I si sono ridotti in entrambi i gruppi ma non hanno mostrato differenze significative tra i due gruppi (3·39 [SD 0·89] nel gruppo FGA vs 3·26 [0·92] nel gruppo SGA, p=0·3423). L’aumento dell’indice di massa corporea (BMI) è stato significativamente più alto nel gruppo SGA rispetto al gruppo FGA (p=0·0021 alla settimana 6 e p=0·0041 alla settimana 24).

Lo studio ha quindi evidenziato un miglioramento significativamente maggiore della qualità di vita riportata dal paziente nei soggetti affetti da schizofrenia trattati con i farmaci di seconda generazione rispetto a quelli in cura con gli antipsicotici di prima generazione, quando la scelta del trattamento è stata individualizzata. Questo miglioramento, tuttavia, - affermano gli Autori dello studio – deve essere valutato con una analisi ancora più approfondita con particolare riguardo ai potenziali effetti metabolici avversi di alcuni SGA.

Per maggiori informazioni leggi la notizia su Lancet


Pubblicato il: 16 giugno 2016

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