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Impariamo dall’esperienza per perfezionare il sistema di controllo sui farmaci

pipeline farmaci

La forza di un sistema dipende dalla sua capacità di migliorarsi continuamente. Nessuna evoluzione sarebbe possibile senza questa qualità, che si misura soprattutto quando si fronteggiano situazioni impreviste. È quello che è accaduto in questi mesi al sistema regolatorio europeo e mondiale, messo alla prova da un problema inatteso che ha interessato alcuni farmaci: prima gli anti-ipertensivi della classe dei sartani e poi l’anti-acido ranitidina.

In questi medicinali è stata riscontrata la presenza di nitrosammine, sostanze che rientrano tra quelle che in gergo tecnico chiamiamo “impurezze” per indicare che non dovrebbero essere presenti nei medicinali se non in quantità tali da risultare innocue per la sicurezza del paziente.

Le nitrosammine, classificate dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come “probabile cancerogeno” sulla base di studi condotti sull’animale, rientrano tra quelle sostanze per le quali la precauzione da parte delle autorità regolatorie è ancora maggiore, come ribadito dalle linee guida dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA).

E ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di sostanze presenti in natura e assimilate dall’uomo da altre fonti (l’acqua, il fumo di sigaretta, alcuni alimenti). Nei farmaci, infatti, non vogliamo che ci siano.

Il primo caso di contaminazione si è verificato nell’estate del 2018 e ha riguardato il principio attivo valsartan prodotto dall’azienda cinese Zhejiang Huahai Pharmaceutical (ZHP), che nel 2012 aveva introdotto una modifica del processo produttivo.

È stata una spia che ha allertato immediatamente a livello globale il sistema regolatorio, facendo scattare una serie di azioni ordinarie e straordinarie, ispirate innanzi tutto al principio di massima precauzione per i pazienti. Sono stati emessi quindi dei provvedimenti a scopo cautelativo (ritiro dei lotti convolti), che hanno riguardato tutti i farmaci prodotti con valsartan proveniente da ZHP.

Successivamente – sulla base delle informazioni acquisite e delle prime valutazioni effettuate dagli esperti del network regolatorio europeo in stretta collaborazione con altri organismi internazionali – gli accertamenti sono stati estesi ad altri farmaci della classe dei sartani con struttura analoga a quella del valsartan, indipendentemente dal sito di produzione e dal metodo utilizzato per la sintesi dei principi attivi, e altri ritiri precauzionali hanno riguardato farmaci della stessa famiglia.

Su un binario parallelo, l’EMA ha condotto una valutazione del potenziale impatto sulla salute dei pazienti, stimando basso il rischio anche nel caso di un utilizzo prolungato, alle massime dosi e con la più alta quantità di nitrosammine rinvenute nei sartani.

Infine, lo scorso settembre, l’EMA e le Agenzie europee hanno convenuto di avviare una revisione di tutti i prodotti medicinali di sintesi chimica, in modo da escludere che tali impurezze possano interessare anche altri farmaci, com’è avvenuto recentemente per il principio attivo ranitidina.

Provvedimenti cautelativi, ispezioni mirate, valutazioni del rischio, analisi dei processi: il sistema regolatorio si è attivato per gestire una situazione imprevista e non prevedibile fino a qualche anno fa. Se è stato possibile riconoscere il problema – infatti – è anche grazie al continuo affinamento dei metodi analitici, che oggi ci consentono di vedere ciò che in un passato non troppo lontano non saremmo stati in grado di trovare.

E quello che è emerso dagli studi che sono stati condotti, alcuni dei quali ancora in corso, è che le cause di contaminazione da nitrosammine possono essere più d’una e non sono necessariamente correlati a uno specifico sito o processo produttivo: dall’uso di particolari solventi e reagenti, alla degradazione di materie prime, a eventi intervenuti nel corso del processo produttivo.

La differenza rispetto al passato è che adesso conosciamo il problema. Sappiamo che in determinate condizioni possono generarsi nitrosammine e abbiamo gli strumenti per rilevarne la presenza anche in quantità molto basse (o tracce). Possiamo quindi agire per evitare che si ripresentino casi analoghi, operando su più fronti: chiedendo alle aziende analisi specifiche, indirizzando opportunamente le ispezioni e i controlli, perfezionando l’efficienza dell’intera rete regolatoria.

Per questo l’EMA sta lavorando con le autorità nazionali, la Commissione Europea, l’EDQM, per valutare come migliorare la gestione di eventuali casi simili in futuro, ma anche come prevenirli, agendo prima che i medicinali vengano autorizzati e quindi immessi in commercio.

Per questa attività si parla di “lesson learnt exercise” (LLE): un esercizio per capire cosa ci ha insegnato questa “lezione”. È il sistema che impara dall’esperienza per migliorarsi.

Un impegno che poi è quello di migliaia di professionisti che ogni giorno, nelle agenzie di tutta Europa e in ispezione presso le officine produttive e i centri di sperimentazione di tutto il mondo, lavorano per garantire che il sistema sia efficiente e in grado di adeguarsi alle sfide incombenti, anche quelle nuove e impreviste.

L’AIFA e l’intero network europeo sono all’avanguardia nel campo delle ispezioni, del monitoraggio sui farmaci e delle valutazioni scientifiche. E l’impegno dell’Agenzia italiana, tramite i suoi esperti, è prezioso in questa come in molte altre occasioni in cui il nostro Paese è chiamato a un ruolo di guida a livello europeo e internazionale.

Le garanzie che in casi come questi possiamo fornire ai cittadini sono rappresentate dalla rapidità con cui il sistema reagisce all’evento imprevisto, dall’applicazione del principio di massima precauzione a tutela della salute dei pazienti, dall’approfondimento scrupoloso delle cause, dal miglioramento dei processi.

Soprattutto, abbiamo il dovere di garantire la trasparenza del nostro operato, anche quando questa richiede un impegno a migliorarsi per rispondere alle legittime aspettative dei cittadini a essere informati su tutto ciò che riguarda la propria salute. Se chiediamo ad altri attori del sistema uno sforzo in più in questo senso (come abbiamo fatto con la Risoluzione presentata dall’Italia e approvata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità), non possiamo tirarci indietro di fronte al cambiamento, quando ci riguarda direttamente. Laddove ci siano margini per aumentare la trasparenza del sistema, non possiamo che essere favorevoli. D’altra parte non abbiamo altro modo per meritare la fiducia che chiediamo ai cittadini di riporre nelle istituzioni sanitarie.

Luca Li Bassi, Direttore Generale dell'Agenzia Italiana del Farmaco


Pubblicato il: 11 novembre 2019

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