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Iperglicemia in pazienti ospedalizzati e rischio di diabete: uno studio retrospettivo di coorte - Iperglicemia in pazienti ospedalizzati e rischio di diabete: uno studio retrospettivo di coorte

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Iperglicemia in pazienti ospedalizzati e rischio di diabete: uno studio retrospettivo di coorte

Il glucosio plasmatico misurato durante un ricovero ospedaliero d'urgenza predice il rischio di sviluppo del diabete di tipo 2. È quanto evidenzia uno studio di coorte retrospettivo condotto da un team di ricercatori scozzesi delle Università di Edimburgo e di Glasgow e pubblicato su Plos Medicine. La mortalità a tre anni dalle dimissione ospedaliere è stata 1,5 volte più alta nei pazienti con livelli di glucosio elevati. I risultati dello studio – affermano gli Autori – possono essere utilizzati per informare i pazienti sui rischi a lungo termine del diabete di tipo 2, e sugli stili di vita da adottare, specie per i soggetti a più alto rischio.

I ricercatori hanno incrociato una banca dati nazionale di ricoveri ospedalieri con un registro nazionale di diabete per descrivere l'associazione tra il glucosio e il rischio di sviluppare successivamente diabete di tipo 2. Sono stati inclusi pazienti di età superiore ai 30 anni con un ricovero d'urgenza in ospedale tra il 2004 e il 2008. La prevalenza e l’incidenza di diabete sono stati identificati attraverso il registro nazionale Scottish Care Information (SCI)-Diabetes Collaboration. I pazienti con diagnosi di diabete effettuata prima o fino a 30 giorni dopo il ricovero sono stati esclusi.

Il rischio previsto di sviluppare il diabete di tipo 2 nei 3 anni seguenti la dimissione ospedaliera per concentrazione di glucosio al ricovero, età e sesso è stato ottenuto da modelli di regressione logistica. Il glucosio è stato misurato in 86.634 (71,0%) pazienti di 40 anni e più al momento del ricovero in ospedale. Il rischio a 3 anni di sviluppare il diabete di tipo 2 è stato ) nel complesso del 2,3% (1.952/86.512), <1% per un valore di glucosio ≤5 mmol/l, e con un aumento di circa il 15% per un valore di 15 mmol/l. Il rischio a 7 mmol/l e 11,1 mmol/l è stato rispettivamente di 2,6% (95% CI 2,5-2,7) e 9,9% (95% CI 9,2-10,6), con un paziente su quattro (21828/86512) e uno su 40 (1.798 / 86.512) con livelli di glucosio superiori a ciascuno valore soglia. Per i pazienti di età compresa tra i 30 e i 39, i rischi a 7 mmol/L e 11,1 mmol/l sono stati 1,0% (95% CI 0,8-1,3) e 7,8% (95% CI 5,7-10,7), rispettivamente uno su otto (1.588 / 11.875) e uno su 100 (120/11875) con livelli di glucosio superiori a ciascuno di questi valore soglia.

Il rischio di diabete è stato anche associato all'età, al sesso, e alla privazione socio-economica, ma non allo specifico intervento (medico vs chirurgico), all’aumentato numero di globuli bianchi, o alla co-morbilità. Risultati simili sono stati ottenuti per sottogruppi predeterminati ricoverati con infarto del miocardio, malattia polmonare ostruttiva cronica e ictus.

Si sono registrati 25.193 decessi (85,8 per 1.000 anni-persona) su 297.122 persone-anno, 2.406 dei quali (8,1 per 1.000 anni-persona) sono stati attribuiti a malattie vascolari. I pazienti con livelli di glucosio di 11,1-15 mmol/l e> 15 mmol/l hanno registrato una più alta mortalità rispetto ai pazienti con una glicemia di <6,1 mmol/l (hazard ratio 1,54, 95% CI 1,42-1,68 e 2,50, 95% CI 2.14- 2.95, rispettivamente) nei modelli aggiustati per età e sesso.

Tra i limiti dello studio – scrivono gli Autori – l’assenza di dati relativi all'origine etnica o all’indice di massa corporea, l’assenza di validazione in popolazioni non-bianche o in popolazioni al di fuori della Scozia.

Leggi lo studio su Plos Medicine


Pubblicato il: 28 agosto 2014

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