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Farmaci equivalenti

Farmaci generici

Per medicinale generico si intende un medicinale avente la stessa composizione qualitativa e quantitativa in termini di sostanze attive e la stessa forma farmaceutica di un medicinale di riferimento, nonché una bioequivalenza con il medicinale di riferimento dimostrata da studi appropriati di biodisponibilità.

Il medicinale generico rientra nella definizione di "medicinale equivalente”.
Sono definiti medicinali equivalenti i medicinali con obbligo di prescrizione medica, aventi uguale composizione in principi attivi, nonchè forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio, numero di unità posologiche e dosi unitarie uguali, ad esclusione di quelli coperti da brevetto sul principio attivo. I medicinali aventi tali caratteristiche devono intendersi possedere la stessa efficacia terapeutica. Tale dicitura riferita al medicinale generico rimarca che il medicinale generico è sovrapponibile per efficacia e sicurezza, e quindi terapeuticamente equivalente, al medicinale di riferimento.    

Ai fini della definizione di medicinale generico si deve tener presente che i vari sali, esteri, eteri, isomeri, miscele di isomeri, complessi o derivati di una sostanza attiva sono considerati la stessa sostanza attiva se non presentano, in base alle informazioni supplementari fornite dal richiedente, differenze significative, nè delle proprietà relative alla sicurezza, nè di quelle relative all'efficacia e che le varie forme farmaceutiche orali a rilascio immediato sono considerate una stessa forma farmaceutica (art.10, comma 5, lettera b del D.Lgs 219/2006).

Farmaci generici

Un medicinale è bioequivalente al medicinale di riferimento (originator) se, mediante studi di bioequivalenza, si dimostra che con la stessa dose i profili di concentrazione nel sangue nel tempo sono sovrapponibili e, pertanto, è improbabile che tali concentrazioni possano produrre differenze rilevanti in termini di efficacia e sicurezza (effetti terapeutici/reazioni avverse).
Gli studi di bioequivalenza sono degli studi di farmacocinetica (dal greco kinesis, movimento, e pharmacon, medicinale) la cui finalità è quella di confrontare la biodisponibilità di due medicinali, ovvero la quantità di medicinale che passa nella circolazione sanguigna dopo somministrazione, in relazione alla velocità con cui questo avviene.
La bioequivalenza viene valutata mettendo a confronto i parametri che caratterizzano la biodisponibilità (la concentrazione plasmatica massima del medicinale [Cmax]; il tempo al quale tale concentrazione viene raggiunta dopo la somministrazione del medicinale [Tmax]; l’area sotto la curva [AUC], che rappresenta l’andamento della concentrazione plasmatica del medicinale nel tempo).
Il rapporto delle concentrazioni medie di AUC e Cmax, ottenute dopo somministrazione dei due medicinali, analizzati statisticamente, deve rientrare con una probabilità del 90% nel range di accettabilità 0,80 – 1,25 (oppure entro il range ±20% qualora si utilizzi la differenza tra i parametri anziché il loro rapporto).
L’ intervallo di confidenza (0,80 – 1,25) è stato stabilito convenzionalmente a livello internazionale tenendo conto delle oscillazioni della biodisponibilità che possono presentarsi sia in uno stesso soggetto sottoposto alla somministrazione del medesimo medicinale in momenti diversi, sia in soggetti diversi.
Se la bioequivalenza tra medicinale generico e medicinale di riferimento è dimostrata, l’efficacia e la sicurezza sono considerate sovrapponibili e i medicinali ritenuti terapeuticamente equivalenti.
Per il medicinale generico è pertanto prevista la deroga all’obbligo di presentazione delle prove precliniche (studi farmacologici e tossicologici) e cliniche, di cui all’art. 8 comma 3 lettera l del D.Lvo 219/2006, in quanto già presentate e valutate dall’Autorità Regolatoria, per il medicinale di riferimento.

La qualità di un medicinale generico è valutata in modo completo in accordo alla normativa e alle linee guida europee di riferimento. Viene altresì valutata l’equivalenza in termini di attributi critici di qualità tra medicinale generico e medicinale di riferimento, tenuto conto che fornitori di materie prime, formulazione, processo produttivo e produttori sono solitamente diversi e potrebbero caratterizzare diversamente la qualità e la stabilità dei medicinali. I medicinali generici sono, pertanto, conformi agli stessi standard di qualità, efficacia e sicurezza previsti per i medicinali di riferimento. Un medicinale generico o equivalente può essere quindi prescritto e utilizzato in sostituzione del medicinale di riferimento (noto anche come medicinale di marca/originator/branded), fatta salva la necessità di verificare l’elenco degli eccipienti riportato nel Foglio Illustrativo del medicinale in caso di soggetti con intolleranze note.

L’immissione in commercio di un medicinale generico deve avvenire nel rispetto della disciplina di tutela della proprietà industriale e commerciale, pertanto, solo alla scadenza della copertura brevettuale e dell’eventuale certificato di protezione supplementare del medicinale di riferimento, nonché alla scadenza del diritto di esclusività dei dati (data exclusivity) e di mercato (market exclusivity), previsto dalla normativa comunitaria come tutela complementare della proprietà intellettuale, per consentire all’azienda titolare del medicinale di riferimento di ammortizzare i costi degli investimenti fatti in ricerca e sviluppo.
Il diritto di esclusività dei dati è relativo ai dati degli studi preclinici e clinici condotti per l’ottenimento dell’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) del medicinale di riferimento e ne prevede la protezione per un periodo di otto anni dalla data di prima autorizzazione.  Affinché un medicinale generico, che abbia ottenuto l’AIC facendo riferimento ai dati clinici dell’originator, possa essere commercializzato, devono tuttavia trascorrere dieci anni dall’autorizzazione iniziale del medicinale di riferimento (market exclusivity), estesi ad un massimo di undici qualora vengano autorizzate nuove indicazioni terapeutiche durante i primi otto anni di tale decennio.

I medicinali generici hanno un prezzo inferiore di almeno il 20% rispetto ai medicinali di riferimento come diretta conseguenza della scadenza del brevetto del principio attivo del medicinale originatore e della scadenza del periodo di esclusività. L’immissione in commercio di un medicinale generico costituisce un notevole vantaggio sia per il SSN che per il cittadino, dal momento che i risparmi conseguiti possono essere investiti per il rimborso di nuovi medicinali innovativi per patologie rare o croniche e che, a parità di qualità, sicurezza ed efficacia, si amplia la platea di pazienti che possono accedere al medicinale.

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